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Previdenza complementare: come scegliere la pensione integrativa

di Francesca Pietroforte

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Guida alla pensione integrativa: tutte le rendite, i fondi e le convenzioni per personalizzare la polizza di previdenza complementare.

Negli ultimi anni il tema della previdenza complementare è tornato centrale, rilanciando il ruolo della pensione integrativa rispetto all’indennità pensionistica fruita dal lavoratore che matura i requisiti per ritirarsi. La crisi Covid da un lato e dall’altro lo spettro del ritorno ai requisiti pieni della Riforma Pensioni Fornero dopo la fine della Quota 100, stanno alimentando il dibattito sulla necessità di strumenti alternativi per garantirsi un futuro economicamente protetto. Come quello che offre una pensione complementare, ossia l’investimento in un fondo pensione o in altre formule di previdenza alternativa a quella obbligatoria. Si può cominciare anche solo destinandovi il TFR.

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La tassazione

Dal punto di vista fiscale, le pensioni complementari sono imponibili per il loro ammontare totale ad eccezione della ritenuta già assoggettata a titolo di imposta (15%, ridotta di 0,3 punti per ogni anno oltre il quindicesimo  fino a massimo 6 punti). I premi versati  sono invece deducibili.  E’ prevista una tassazione vantaggiosa per le prestazioni erogate: rendita, riscatto e anticipazioni.

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Le rendite

Quanto versare alla previdenza complementare per garantirsi una pensione minima? Dipende da quanto si versa e per quanto tempo. Molto dipende anche dai rendimenti previsti a seconda dello strumento prescelto. Anche la modalità di accesso e fruizione della rendita maturata dipende dallo strumento. La rendita può essere:

  • vitalizia immediata – a fronte del pagamento del premio da parte del contribuente, prevede il versamento di una somma periodica per tutta la vita;
  • vitalizia differita – la somma non è erogata al pagamento del premio (meno somme periodiche versate dalla compagnia ma dal valore maggiore);
  • reversibile –  la somma viene erogata anche dopo il decesso dell’assicurato ad uno o più eredi (implica un premio inferiore alle polizze non reversibili);
  • mista – assicura la rendita allo scadere di un certo numero di anni (es.: 5 o 10) all’assicurato, anche a terzi se nel frattempo è deceduto;
  • controassicurata – in caso di morte assicura una somma data dalla differenza tra premio versato e somme già pagate dalla compagnia, oltre a una rendita ltc (long term care) maggiorata in caso di perdita dell’autosufficienza – misurata in base agli Adl (Activities of daily living) – durante il periodo in cui l’assicurato percepisce la rendita.

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Fondi negoziali

Il mercato delle assicurazioni propone una ricca offerta in grado di coprire la domanda, ma il vero traino è rappresentato dalle compagnie in grado di erogare rendite nel settore dei fondi negoziali, tra loro molto simili se si tiene conto delle opzioni per personalizzare la polizza: tutti offrono rendita reversibile o vitalizia e molti fanno scegliere l’aliquota per la reversibilità. La quasi totalità offre una rendita sicura per 5 o 10 anni, una con maggiorazione ltc (long term care) e una contro-assicurata, su cui c’è maggiore attenzione assieme a quelle che prevedono maggiorazioni in caso di autosufficienza.

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Fondi aperti

I fondi aperti non indicano quasi mai una data di scadenza delle convenzioni e, in caso di aggiornamento delle condizioni, i lavoratori che vanno in pensione nei tre anni possono conservare le condizioni di quella precedente.  Questi fondi prevedono molte tipologie di rendita, anche reversibili, alcuni con aliquota di reversibilità a scelta.

  • rendita fissa
  • rendita contro-assicurata
  • rendita con copertura ltc
  • rendita reversibile o certa per tot anni
  • più modalità di rendita certa per tot anni
  • rendita differita  rispetto al pensionamento.

Infine, tutti i PIP offrono rendita reversibile oltre che  vitalizia, anche se in alcuni casi non sono previste altre opzioni tra cui scegliere e, fatta eccezione per le rendite certe a 5 e 10 anni, le altre tipologie di rendita sono offerte solo da pochi.

Polizze

Con la sentenza 1 marzo 2012, proc. C-236/09, la Corte di Giustizia Europea ha vietato la sottoscrizione di contratti con elementi di discriminazione sessuale. Tuttavia, le  «Linee direttrici per l’applicazione della direttiva 2004/113/Ce del Consiglio nel settore delle assicurazioni, sulla base della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-236/09 (Test-Achats)» del 13 gennaio 2012 spiega che per i fondi pensione negoziali a erogazione convenzionata è possibile applicare ancora una differenza in base al sesso dell’assicurato, così come per i fondi pensionistici aperti con adesione collettiva. Per i piani individuali pensionistici (Pip) possono esistere differenze tra uomo e donna  solo se stipulati prima del 21 dicembre 2012.