Fondi pensione negoziali: come funzionano e quanto rendono

di Barbara Weisz

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Il mercato italiano dei fondi pensione negoziali, per lavoratori dipendenti o autonomi di categoria: adesione, rendimenti e agevolazioni.

I fondi chiusi, o negoziali, sono Fondi Pensione a tutti gli effetti, iscritti ad apposito albo e vigilati dalla COVIP. Funzionano con il consueto meccanismo dei prodotti di gestione del risparmio: l’iscritto forma una posizione attraverso i propri versamenti, che alla fine si trasformano in una rendita o si traducono nella restituzione del capitale.

I Fondi negoziali attualmente iscritti all’albo sono oggi 37: vediamo come funzionano, chi può aderirvi e quanto rendono.

Fondo pensione negoziale: cos’è e come funziona

I fondi pensione negoziali sono strumenti previdenziali destinati a specifiche categorie di lavoratori, legati all’applicazione di contratti di lavoro o a specifiche categorie di attività. Sono istituti in base a contratti di lavoro, oppure accordi fra associazioni di categoria. L’adesione è volontaria (il lavoratore può anche destinare al fondo pensione il suo TFR).

A cosa servono

Le risorse vengono investite sul mercato. In genere, nel caso dei fondi negoziali, la gestione è affidata a intermediari specializzati come banche, assicurazioni, SIM ed SGR che devono seguire le politiche di investimento previste dallo Statuto e dell’organo di gestione. Lo scopo ultimo è fornire al lavoratore che investe in questi fondi pensione una rendita a fine carriera lavorativa, oppure un capitale da disinvestire per ottenere liquidità.

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Chi può sottoscrivere un fondo pensione negoziale

Che differenza c’è tra fondo pensione aperto e fondo pensione chiuso? La platea di riferimento e le regole di adesione sono gli aspetti che maggiormente differenziano questi prodotti previdenziali dai fondi aperti. L’adesione non è aperta a tutti ma è legata all’applicazione di contratti di lavoro di categoria o di accordi fra associazioni professionali. Esempi:

  • fondo Cometa, per lavoratori con contratto Metalmeccanici,
  • fondo Perseo Sirio, per i dipendenti pubblici,
  • Fon.Te, per i lavoratori del Commercio.

Il lavoratore è libero di aderire o meno al fondo pensione, che va a integrare la pensione principale finanziata dai contributi versati all’INPS o alla previdenza obbligatoria.

Come aderire ad un fondo pensione aperto

Tecnicamente, l’adesione al fondo pensione negoziale è volontaria ma avviene su base collettiva, ovvero l’accesso dipende da contrattazioni di categoria. In genere, in sede di prima assunzione si prevede un periodo di sei mesi durante i quali viene effettuata la scelta sulla previdenza complementare, che viene finanziata destinando a questo scopo la quota di accantonamento del TFR. Il lavoratore invece che maturare la liquidazione, accantona contributi pagando una forma di previdenza complementare.

Si applica il principio dell’adesione tacita nel senso che, se entro i sei mesi dall’assunzione il lavoratore non esprime una scelta, viene iscritto alla forma pensionistica collettiva individuata dal contratto nazionale di lavoro (CCNL) o dall’accordo aziendale. Ci sono contratti che prevedono l’iscrizione automatica al fondo pensione negoziale di categoria, mediante il versamento da parte del datore di lavoro del contributo fissato dagli accordi.

Quando conviene un fondo pensione chiuso

A seconda della linee di investimento scelte, delle risorse investite e della durata dell’investimento stesso, l’iscritto accantona un diverso capitale. All’iscritto vengono infatti proposte diverse opzioni relative alle linee di investimento, con tipologie analoghe a quelle degli altri fondi:

  • garantite (offrono una garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, ad esempio, al momento del pensionamento);
  • obbligazionarie pure o miste (investono solo o prevalentemente in obbligazioni);
  • bilanciate (investono tendenzialmente in azioni e in obbligazioni nella stessa percentuale);
  • azionarie (investono principalmente in azioni).

I fondi sono prodotti di gestione del risparmio che investono sul mercato, sono quindi soggetti alle oscillazioni degli strumenti finanziari. Si tratta di strumenti di risparmio previdenziale, adeguatamente regolamentati anche sotto il profilo della gestione del rischio, ma comunque prodotti finanziari. In ogni caso, il rendimento dipende dall’andamento del fondo.

Vantaggi, svantaggi, rischi

Al momento dell’adesione il risparmiatore viene adeguatamente informato, anche attraverso strumenti di autovalutazione dei rischi, in ogni caso è molto importante scegliere con attenzione il corretto rapporto rischio-rendimento del prodotto a cui affidarsi. Si prevedono percorsi di investimento con un’esposizione azionaria che si riduce con l’età.

  • Un risparmiatore lontano dalla pensione può puntare su linee di investimento a maggior contenuto azionario per avere maggiori opportunità di rendimento nel lungo periodo.
  • Chi è invece più vicino alla pensione, sceglie un’opzione di investimento più orientata a titoli obbligazionari, per salvaguardare meglio il risparmio da possibili andamenti negativi dei mercati finanziari.

Come per tutti i fondi, aperti o negoziali, la scelta della linea di investimento non è comunque vincolante e può essere modificata nel tempo. Il Fondo deve fornire tutte le informazioni chiave per l’aderente, attraverso un documento che spiega le caratteristiche della forma pensionistica (modalità di contribuzione, linee di investimento, costi, rendimenti ottenuti negli anni passati).

La Scheda dei costi, fornita al rismarmiatore, indica tutti i costi che l’iscritto sostiene durante la partecipazione alla forma pensionistica. I documenti sono consultabili sul sito web del fondo insieme a Nota informativa e Statuto, che descrivono in modo più dettagliato le caratteristiche del fondo pensione e le condizioni che regolano il rapporto di partecipazione.

Quanto costa versare al fondo pensione negoziale

Il fatto che i fondi negoziali (contrariamente a quelli aperti) siano regolati dalla contrattazione collettiva, influisce anche sulla contribuzione. I fondi aperti prevedono un piano di accantonamento concordato con l’assistito, i fondi negoziali hanno regole rigide sulla contribuzione dei lavoratori dipendenti, che funziona nel modo seguente:

  • il lavoratore sceglie se destinare alla previdenza complementare l’accantonamento del TFR che matura dal momento in cui aderisce, in tutto o in parte;
  • la quota a carico del lavoratore è stabilita dalla contrattazione collettiva ma si può scegliere di destinare al fondo pensione una quota maggiore oppure di non versarla ma di contribuire solo con il TFR;
  • è previsto un contributo a carico dell’azienda stabilito dalla contrattazione collettiva, a cui si è tenuti esclusivamente se il lavoratore effettua i suoi versamenti, mentre se versa solo il TFR non vi ha diritto (in pratica, in questo caso contribuirà al fondo negoziale solo con il proprio accantonamento).

Per gli autonomi e i liberi professionisti, invece, è prevista solo una quota di contribuzione a carico dell’iscritto.

Quanto frutta un fondo pensione negoziale

Il Questionario di autovalutazione consente di individuare la linea di investimento adeguata rispetto alle proprie caratteristiche. Il servizio La mia pensione complementare, fornisce una simulazione della pensione complementare che l’iscritto riceverà al momento del pensionamento, calcolata secondo alcune ipotesi definite dalla COVIP (ammontare dei contributi versati, durata di partecipazione, rendimenti realizzati).

I rendimenti dipendono dall’andamento di mercato del fondo a cui si è iscritti. Il fondo emette almeno una volta all’anno una comunicazione periodica obbligatoria all’iscritto con tutte le informazioni sull’andamento dell’ investimento, e il documento “La mia pensione complementare” con la simulazione della rendita attesa al momento del pensionamento.

La rendita viene versata nel momento in cui l’assistito matura il diritto alla pensione e ha almeno cinque anni di versamenti. L’iscritto ha diverse opzioni fra cui scegliere:

  • rendita reversibile: in caso di decesso viene versata al beneficiario indicato,
  • rendita con restituzione del montante residuale: al beneficiario indicato viene versato il capitale residuo in un’unica soluzione.
  • prestazione in capitale: liquidazione del capitale accumulato, fino a un massimo del 50 per cento (il resto viene comunque versato come rendita). Nel caso in cui il montante accumulato sia tale per cui la conversione in rendita del 70% risulti inferiore alla metà dell’importo annuo dell’assegno sociale, si può ottenere la liquidazione del 100% del capitale.

Anche i fondi negoziali prevedono al possibilità di chiedere la RITA, rendita integrativa anticipata (in presenza dei requisiti richiesti, che fra l’altro prevedono lo stato di disoccupazione involontaria e una distanza dalla pensione di cinque anni al massimo), di trasferire la posizione a un altro fondo dopo due anni, di chiedere anticipazioni e riscatti in base alle regole che sono previste dallo Statuto e che l’iscritto conosce nel momento in cui si iscrive.

I vantaggi fiscali

Si applicano le regole fiscali della previdenza complementare, per cui:

  • i contributi versati sono deducibili dal reddito fino al limite di 5mila 164,57 euro all’anno
  • i rendimenti sono tassati al 20%,
  • sulla pensione o liquidazione del capitale si applica una ritenuta fiscale del 15% che si può ridurre con l’anzianità di iscrizione fino a sei punti (con almeno 35 anni di contribuzione, l’imposta scende quindi al 9%).

Il mercato dei fondi negoziali in Italia

A fine 2021 gli iscritti erano 3,4 milioni, il crescita del 6% rispetto all’anno precedente. Le risorse destinate alle prestazioni registrano un attivo netto è di 65,3 miliardi di euro, l’8,2 in più sul 2020. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i rendimenti si sono attestati al 4,9% anno su anno, più alti rispetto al 3,6% del TFR. Il rendimento a tre anni è pari al 5,1%, quello a cinque anni al 3%, il rendimento a dieci anni è del 4,1%. In base ai dati di Itinerari Previdenziali, il 2022 è iniziato con un calo dell’1,4%, in linea con quello del mercato, con un arretramento più mercato per le linee azionarie, -2,8%, seguite dalle bilanciate, – 2,2%, e dalle bilanciate obbligazionarie, -1,6%. Contenuti, intorno al mezzo punto percentuale, i cali di linee garantite (-0,4%), obbligazionarie miste (-0,5%) e obbligazionarie (-0,5%).