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Piano Individuale Pensionistico (PIP): verso nuovi incentivi in Riforma

di Alessandra Gualtieri

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Come aderire ad un Piano Individuale Pensionistico (PIP) e perché: nella riforma pensioni 2023 si punta agli incentivi fiscali per la pensione integrativa.

La nuova riforma pensioni punta non soltanto alla flessibilità in uscita dal 2023 ma anche all’incentivazione della pensione integrativa, con agevolazioni per tutte quelle formule di previdenza collegate al risparmio, così da permettere al lavoratore di accantonare contributi, TFR e ulteriori versamenti e trasformarli nel tempo in un assegno simile a quello pensionistico.

Ci sono diverse forme e strumenti di previdenza integrativa, tra i quali anche i Piani Individuali Pensionistici. Vediamo come funzionano e a chi convengono.

Cosa è un Piano Individuale Pensionistico

I PIP sono piani individuali previdenziali a scopo pensionistico, stipulati con le assicurazioni con adesione esclusivamente su base individuale. Sono sostanzialmente delle forme di assicurazione sulla vita di ramo I oppure III (OICR) e si distinguono in:

  • PIP “nuovi” – conformi al Decreto lgs. 252/2005 e iscritti all’Albo COVIP;
  • PIP “vecchi” relativi a contratti fino al 31 dicembre 2006 per i quali l’impresa di assicurazione non abbia provveduto agli adeguamenti di cui all’art. 23, comma 3 del Decreto lgs. 252/2005 (non possono raccogliere nuove
    adesioni, non sono iscritti all’Albo COVIP e sono vigilati dall’IVASS).

Questi piani individuali di investimento sono attuati mediante adesione a dei fondi pensione aperti oppure mediante contratti di assicurazione sulla vita (polizze vita), stipulati direttamente con imprese di assicurazioni. Non vi si può destinare in maniera tacita il TFR, per capirsi.

Come funziona un PIP

Il PIP è uno strumento di previdenza complementare basato sul classico principio della capitalizzazione: il montante o capitale accumulato resta proprietà del singolo ma viene gestito da un fondo pensione che lo valorizza investendolo, così da incrementare l’importo e ottenere una pensione complementare adeguata. L’ammontare dei contributi da versare è definito in misura fissa al momento dell’adesione ma può essere variato nel corso degli anni, se cambiano le esigenze.

=> Pensioni e previdenza complementare: domande e risposte

Chi può aderire e in che modo

I Piani individuali pensionistici di tipo assicurativo (PIP) sono sottoscrivibili  solo su base individuale, indipendentemente dalla propria situazione lavorativa. Non vi si può destinare in maniera tacita il TFR, per capirsi (e si può aderire anche da disoccupati). Inoltre, è possibile iscrivere i propri familiari fiscalmente a carico anche se non si è iscritti in prima persona ad un PIP.

Chi decide di aderire ad un Piano Individuale Previdenziale di tipo pensionistico, può scegliere di farlo mediante:

  • un contratto di assicurazione sulla vita di ramo I, in cui la rivalutazione della posizione è collegata a una o più gestioni interne separate;
  • un contratto di assicurazione sulla vita di ramo III, collegato invece al valore delle quote di uno o più fondi interni detenuti dall’impresa di assicurazione oppure al valore delle quote di OICR (organismi di investimento collettivo del risparmio).

La COVIP vigila sulle condizioni di trasparenza e di offerta al pubblico dei PIP conformi alla normativa (decreto legislativo 252/2005) e l’IVASS vigila la stabilità delle imprese di assicurazione.

Quanto costa aderire a un PIP

I costi di adesione un Piano Individuale Previdenziale di tipo pensionistico sono quelli di amministrazione, gestione del patrimonio e di collocamento del PIP. Alcuni sono trattenuti sui versamenti effettuati, in percentuale o cifra fissa. Altri sono trattenuti come prelievo sul rendimento della gestione interna separata (Ramo I) o commissioni di gestione in percentuale sul patrimonio del fondo interno/OICR (Ramo III). Prima dell’adesione, è dunque fondamentale conoscere l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) del Piano prescelto.

N.B. I costi applicati sulla rendita sono invece quelli in vigore al momento del pensionamento.

Contributi da versare

La posizione individuale viene alimentata dal contributo dell’aderente, che ne sceglie importo e periodicità. Il dipendente privato può versare anche il solo TFR (ma non in maniera tacita) mentre il dipendente pubblico può versare il proprio contributo ma non gli accantonamenti del TFR. L’iscritto non ha diritto ad un contributo del datore di lavoro, come avviene per alcuni fondi pensione, tuttavia nulla vieta di contribuire al PIP scelto dal dipendente, qualora rientri in un accordo tra le parti. Come detto, può aderire ad un PIP anche il disoccupato, versando proprie somme.

Linee di investimento

Chi aderisce ad un PIP può scegliere di collegare la rivalutazione della propria posizione individuale a:

  1. una gestione separata (composizione investimenti prudenziale, spesso con garanzia di restituzione del capitale versato o di un rendimento minimo);
  2. uno o più fondi interni o OICR (combinazione di strumenti finanziari che bilancia rischio e rendimento);
  3. una combinazione mista delle due precedenti modalità.

Le linee di investimento sono classificate in base agli strumenti finanziari acquistati:

  • obbligazionarie pure o miste (solo o prevalentemente obbligazioni);
  • bilanciate (azioni e obbligazioni nella stessa percentuale);
  • azionarie (solo o principalmente azioni).

Tipologie di prestazioni che si possono ottenere

Dopo almeno cinque anni di iscrizione alla previdenza complementare, l’iscritto che ha raggiunto i requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia può trasformare la sua posizione individuale in una rendita (calcolata in base all’età e al capitale accumulato) o trasferirla presso un’altra forma pensionistica complementare se più favorevole. Si può scegliere anche la rendita reversibile, anche con opzione di restituzione del montante residuale (indicando il beneficiario).

In caso di premorienza, la posizione individuale è riscattata dai beneficiari designati oppure, in loro mancanza, dai diretti eredi, in assenza dei quali, viene devoluta a finalità sociali.

Si può anche optare per la RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata), ossia nella anticipazione frazionata della posizione individuale fino al conseguimento dell’età per la pensione di vecchiaia, perché si vantino i seguenti requisiti: aver cessato l’attività lavorativa, maturare i requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia entro 5 anni dalla cessazione, aver maturato 20 anni di contributi e 5 anni di partecipazione alla previdenza complementare. In alternativa, bisogna essere inoccupati da più di 24 mesi ed essere al massimo a 10 anni dalla pensione di vecchiaia, sempre con almeno 5 anni di partecipazione alla previdenza complementare.

Le prestazioni prima del pensionamento

Nei soli casi previsti dalla normativa vigente e dal Regolamento del PIP prescelto, l’iscritto può chiedere:

  • anticipazioni sulla posizione maturata (ad esempio per spese sanitarie, acquisto e/o ristrutturazione
    prima casa);
  • riscatto parziale o totale della posizione individuale maturata.

Il piano individuale pensionistico conviene?

Come tutte le forme di investimento finalizzate ad una rendita, prima di effettuare la scelta della formula (nonché della linea più adatta) bisogna valutare una serie di parametri: quanti anni mancano per la pensione di base; quanto è stimata la futura pensione di base; quale sarà nel tempo la propria capacità di risparmio; quale livello di rischio che si è disposti a sostenere. Poi si devono valutare i costi, così da valutare i futuri rendimenti al netto di queste voci.

In ultima analisi, a chi conviene un PIP? Trattandosi di un uno strumento libero a tutti, disoccupati compresi, di certo è una buona soluzione per mettersi al riparo nel futuro, magari con una linea di investimento prudenziale. La possibilità di poter chiedere anticipazioni e riscatto è un altro vantaggio. Così come la possibilità di personalizzazione del Piano, che è interamente cucito addosso alle esigenze dell’aderente ed è del tutto svincolato da eventuali contratti collettivi p accordi di categoria.

Incentivi fiscali per la previdenza complementare

Con la riforma pensioni 2023, sono attesi specifici incentivi fiscali, soprattutto per giovani e lavoratori con redditi bassi, per aderire ad una forma di pensione integrativa, compresi i PIP. La proposta, avanzata nel corso di un’audizione parlamentare, porta la firma de presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP), Mario Padula.

Al momento, l’offerta di strumenti di previdenza complementare è composta da 349 formule: 33 fondi negoziali, 40 fondi aperti, 72 Piani Individuali Pensionistici (PIP) nuovi e 204 fondi preesistenti, per un totale di circa 8,8 milioni di iscritti.