Terremoto: Piano territorio e DL Infrastrutture

di Francesca Vinciarelli

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Dopo il terremoto in Emilia, Clini annuncia l'arrivo di un Piano nazionale per territorio da affiancare al Decreto Infrastrutture: 41 miliardi di euro in 15 anni, con agevolazioni fiscali per gli investimenti privati.

Ancora un drammatico terremoto in Italia: la terra è tornata a tremare in Emilia Romagna e il Governo ha deciso di preparare un Piano nazionale per il territorio che dovrebbe essere discusso nel prossimo CdM – assieme al Decreto Infrastrutture – «basato sulla manutenzione degli assetti naturali e sulla revisione degli usi» con agevolazioni fiscali per le imprese che vi investiranno.

Piano Territorio e Decreto Infrastrutture

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha annunciato come, per arginare gli effetti di tali calamità in Italia, «gli alvei dei torrenti e dei fiumi vanno puliti, gli argini aggiustati o costruiti ex novo, i boschi devono essere curati.

La difesa del territorio è un’infrastruttura necessaria allo sviluppo, come lo sono le ferrovie veloci, i porti efficienti e gli scali aerei all’avanguardia».

Per attuare il Piano per il territorio il Governo ha stimato un costo totale di 41 miliardi di euro in 15 anni, dei quali il 40% a carico del settore pubblico e il 60% derivante dagli investimenti di imprese (soprattutto del settore delle costruzioni) e privati, per i quali sono comunque previste agevolazioni fiscali.

«È cambiato il clima in senso proprio, confidiamo che cambi il clima anche in senso metaforico e che tutti si diano da fare», ha aggiunto Clini.

«Volendo far presto si sono moltiplicati i commissari straordinari per questa o per quella emergenza. Puntando al massimo si è ottenuto poco o nulla. Sono stati indicati obiettivi di bonifica non realistici e a costi impossibili. Il meglio è nemico del bene».

Piano Città

E aspettando le decisioni del Consiglio dei Ministri sul decreto infrastrutture, il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Mario Ciaccia ha annunciato lo stanziamento di 2 miliardi di euro per l’avvio dei cantieri legati al progetto “Piano Città” per la riqualificazione di aree urbane, in partenza dal mese di giugno.

Il plafond deriva da fondi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, risorse della Cassa dei depositi e Prestiti destinati alla housing sociale e dell’edilizia scolastica a disposizione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Le proposte dovranno essere inviate dai Comuni alla Cabina di regia che le valuterà e vi assegnerà le dovute risorse. Poi il Comune dovrà firmare un contratto di valorizzazione urbana, che contenga gli impegni presei, con i soggetti coinvolti, ovvero: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell’Economia, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Ambiente, Ministero della Coesione sociale, Ministero dei Beni Culturali, Cassa Depositi e Prestiti, Agenzia del Demanio, Conferenza delle Regioni, Anci, Ance, Federcostruzioni e Confedilizia.

Dunque una buona occasione per le imprese dell’edilizia, infatti l’obiettivo «è quello di aprire subito i cantieri considerando l’edilizia come volano di crescita e valorizzando porzioni di città degradate che, insieme ai Comuni, potranno essere trasformate in aeree socialmente vitali e fruibili», spiega Ciaccia.

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