Angelo Moratti è il discendente di una delle dinastie industriali più influenti d’Italia. Nipote dell’omonimo fondatore della Saras, la più grande raffineria del Mediterraneo, e figlio di Massimo, storico presidente dell’Inter del Triplete, Angelo ha saputo distaccarsi dall’ombra dei giganti di famiglia. Cresciuto tra le enormi aspettative legate al suo cognome e le difficoltà affrontate durante i delicati anni di piombo, oggi è un imprenditore e investitore globale di successo, pioniere nel venture capital e prezioso trait d’union tra le eccellenze italiane e i maestri della finanza internazionale.
- La video intervista di Chapeau
- Il trauma infantile e gli anni in collegio
- L’epopea nerazzurra e la notte di Madrid
- I primi successi imprenditoriali e lo scoglio Enron
- L’amicizia con Warren Buffett e l’intuizione su Starbucks
- Affari immobiliari, l’incontro con Trump e il mercato tech
- I fallimenti e i consigli per chi fa impresa
La video intervista di Chapeau
In questa lunga e profonda intervista rilasciata a Chapeau, l’imprenditore ripercorre quasi un secolo di storia familiare e personale, offrendo aneddoti inediti su alcuni dei momenti più cruciali della sua vita. Dalle traumatiche vicende del suo rapimento negli anni Settanta alla gestione delle emozioni per le grandi vittorie nerazzurre, la chiacchierata si snoda attraverso i retroscena dei suoi incontri esclusivi con i pesi massimi dell’economia mondiale. Un racconto schietto sui grandi trionfi finanziari, sulle intuizioni pionieristiche, ma anche su scottanti delusioni e preziose lezioni imparate nel duro e complesso mondo degli affari americani.
Il trauma infantile e gli anni in collegio
La storia di Angelo attraversa momenti drammatici strettamente legati alle tensioni sociali degli anni Settanta. A soli 11 anni, all’uscita da scuola a Milano, fu vittima di un rapimento lampo da parte di quattro malviventi, un evento drammatico risoltosi fortunatamente dopo un intenso inseguimento della polizia. Il trauma spinse la famiglia a trasferirlo all’estero per proteggerlo, mandandolo prima in Svizzera e poi in un rigidissimo collegio in Inghilterra.
Le durissime regole dell’istituto forgiarono il suo spirito, portandolo a promettere a sé stesso di voler un giorno conquistare il mondo e trasformando la propria insicurezza in uno straordinario motore di rivalsa.
L’epopea nerazzurra e la notte di Madrid
Un capitolo fondamentale della vita della dinastia è legato inesorabilmente ai colori dell’Inter. Il nonno Angelo acquistò la squadra nel 1955, dando inizio all’era della Grande Inter, mentre il padre Massimo la ricomprò nel 1995, assicurandosi campioni epocali del calibro di Ronaldo e Javier Zanetti.
L’apice sportivo, e al contempo un enorme traguardo emotivo per tutta la famiglia, arrivò con il celebre Triplete del 2010.
I primi successi imprenditoriali e lo scoglio Enron
Folgorato fin da giovane dalle storie di pionieri tecnologici come Michael Dell, Angelo decise di lanciare la sua prima grande azienda nel 1996, fondando ePlanet assieme a un ex consulente. La startup crebbe a ritmi folli fino a quotarsi in borsa in piena bolla delle dot-com, riuscendo persino a superare le pesanti difficoltà legate al ritiro di un maxi-prestito da parte di Goldman Sachs a causa della crisi dei mercati.
Pochi anni dopo, confermò il suo acume affiancando il padre nel colossale investimento per la centrale elettrica Sarlux. Grazie alla felice intuizione di pretendere una clausola di salvaguardia inversa con il partner energetico Enron, la famiglia riuscì a fare l’affare del decennio ricomprando le quote a prezzi stracciati proprio quando il colosso texano collassò rovinosamente.
L’amicizia con Warren Buffett e l’intuizione su Starbucks
Il grande punto di svolta nel suo network internazionale avvenne nel 2001, quando organizzò una cena a Milano per Warren Buffett. Subito dopo l’incontro, il leggendario oracolo di Omaha, colpito dall’intelligenza e dall’empatia del giovane italiano, gli propose di diventare i suoi “occhi e orecchie” nel continente europeo.
Grazie a legami di questo calibro, Moratti si è avvicinato alle grandi menti americane, aiutando persino Howard Schultz a portare Starbucks in Italia. Convinse infatti l’imprenditore ad abbandonare i timori per il difficile mercato della penisola e ad inaugurare la maestosa Roastery di Milano, consigliandogli saggiamente di includere un’offerta gastronomica di assoluto livello per conquistare i palati italiani.
Affari immobiliari, l’incontro con Trump e il mercato tech
Nei decenni trascorsi viaggiando tra gli Stati Uniti e l’Europa, Moratti non ha mancato di cogliere occasioni uniche e a volte paradossali. Nel 1992, intuendo le enormi potenzialità di una New York devastata dalla criminalità e in piena crisi, investì svariati milioni per acquistare centinaia di appartamenti a prezzi di saldo. In quell’occasione sfiorò persino una partnership commerciale con un allora rampante Donald Trump, ma decise di tirarsi indietro di fronte alla forte inaffidabilità manageriale del magnate.
Nel corso dei successivi investimenti in Silicon Valley, ha inoltre intrecciato rapporti, spesso di natura complessa, con figure titaniche e peculiari, da un glaciale Elon Musk a un carismatico Arnold Schwarzenegger.
I fallimenti e i consigli per chi fa impresa
L’affascinante cammino verso il successo di Angelo Moratti è stato costellato inevitabilmente anche da errori e cocenti sconfitte, come il fallimentare investimento nel 2000 in un primitivo e deludente rivale del futuro iPod di Apple, che gli insegnò la dura lezione di non scommettere mai contro geniali colossi del calibro di Steve Jobs. Ha vissuto sulla propria pelle anche le spietate dinamiche del venture capital americano, incappando persino in fondatori disonesti che falsificavano le vendite aziendali.
Forte del suo inestimabile bagaglio, oggi, attraverso i suoi fondi milanesi, si dedica a supportare l’ecosistema delle startup italiane, trasferendo loro il mantra ricevuto in gioventù: per avere successo occorre partire sempre dall’esigenza del consumatore e avere l’umiltà di costruire un team con persone più intelligenti di sé stessi.