IMU: tutto sbagliato tutto da rifare?

di Barbara Weisz

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Ammanco di oltre un miliardo di euro dal gettito IMU rispetto alle stime del Governo, la variazione potrebbe determinare ulteriori ritocchi alle aliquote, confermate quelle di base per la quota all'Erario: la raccolta nei principali Comuni.

All’appello IMU mancano un miliardo e cento milioni di euro rispetto alle stime sul gettito del Governo. E se per alcune città la raccolta è in linea con le previsioni (come a Roma) – quando non superiore (come a Milano) – c’è chi è andato sotto, come Napoli (-16%).

Lo rilevano le tabelle del ministero dell’Economia sul primo acconto IMU di giugno 2012. Vediamo una breve panoramica del gettito nelle principali città.

  • Milano: gettito totale 410 milioni, contro attese pari a 366 milioni.
  • Torino: gettito totale 202 milioni contro attese di 204 milioni.
  • Genova: gettito totale 129 milioni contro attese di 130 milioni.
  • Bologna: gettito totale di 103 mln contro attese intorno ai 99 milioni.
  • Firenze: gettito totale a circa 93 mln contro attese di 95 milioni.
  • Palermo: gettito intorno ai 54 milioni contro stime di 61 milioni.

Tutto questo renderà complicato il meccanismo della redistribuzione del gettito fra i diversi Comuni e la definizione delle aliquote locali.  Per quanto riguarda la quota erariale, se non altro, il Governo ha già fatto sapere che il gettito è comunque tale da scongiurare il rischio di un ritocco vero l’alto delle aliquote base.

Ma come si arriva al buco da 1,1 mld di euro?

  • Il terremoto in Emilia successivo alle stime elaborate dal Governo ha provocato uno scollamento di circa 500 milioni, quasi la metà delle entrate mancanti.
  • Le case fantasma che non risultano al Catasto, tassate con una base imponibile calcolata ad hoc vista la mancanza di rendita catastale, sono responsabili di un buco da circa 350 milioni.
  • Ci sono poi 260 mln di euro di mancati acconti per varie cause e relativi a varie tipologie di immobili, e 70 mln dai fabbricati rurali.

I dati diffusi dall’Economia si riferiscono alle deleghe al 4 luglio, quindi potrebbero esserci somme non ancora calcolate, magari arrivate con il ravvedimento operoso. E non si riesce ancora a calcolare quanto, della differenza fra gettito atteso e reale, possa essere imputata al fatto che sulle prime case i proprietari avevano la possibilità di scegliere se pagare in due o tre rate, e in questo secondo caso, l’acconto era più basso (un terzo invece che il 50%).

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