Tratto dallo speciale:

Dazi USA: effetti in Italia e sui mercati

di Noemi Ricci

scritto il

Il sistema dei dazi avviato dagli USA desta molte preoccupazioni, anche in Italia: si rischiano l'inizio di una guerra commerciale e di ritorsioni da parte dell'Europa, a danno delle economie locali.

Continua a non piacere l’aggressiva politica commerciale USA basata sull’adozione dei dazi doganali, avviata dal Presidente Trump: in attesa del G7 dell’8 e 9 giugno in Canada, i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali, in occasione del G7 finanziario che precede il summit, hanno espresso preoccupazione per le ripercussioni che tali decisioni, che trovano applicazione sulle importazioni di acciaio e alluminio dal 1° giugno, avranno sui mercati internazionali.

Dazi USA: i timori internazionali

La richiesta unanime avanzata al Presidente USA, Donald Trump, è di rivedere la sua decisione di imporre dazi sull’acciaio e sull’alluminio, come riferisce il Ministro delle finanze canadese Bill Morneau:

I ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali hanno chiesto al segretario al tesoro americano Steven Mnuchin di riferire la loro unanime preoccupazione e la loro contrarietà.

Dazi USA: i timori in Italia

E mentre è attesa per il G7 canadese la decisione definitiva, in Italia Confindustria, Confartigianato e Cna manifestano i medesimi timori:

Ripercussioni attese nel medio periodo. Rischi per carta, nautica e componentistica.

Per molti i dazi applicati dagli Stati Uniti dal primo giugno sull’esportazione di acciaio e alluminio rappresentano solo l’inizio di una guerra commerciale che, nel medio periodo, potrà avere ripercussioni negative anche sull’economia locale nel suo complesso. Si parla, infatti, di una prossima applicazione dei dazi da parte degli USA anche sulle importazioni di auto.

Marcello Gozzi, direttore di Confindustria Toscana Nord, spiega:

Immediatamente non si intravedono grandi ripercussioni dall’applicazione dei dazi statunitensi. Ma i dazi sono un elemento di grande preoccupazione: sono l’inizio di una guerra commerciale che sappiamo dove comincia ma non dove finirà. Le misure applicate dagli Stati Uniti possono riguardare tutti i prodotti finiti e i semilavorati che esportiamo là. Dal nostro territorio vengono esportati negli USA soprattutto macchinari, abbigliamento, carta. Viceversa, il nostro Paese importa materie prima.

Per il nostro territorio il problema è l’effetto a medio termine delle ripercussioni innescate dal sistema dei dazi, ma anche le contromisure che verranno adottate. Tutto ciò penalizza gli scambi commerciali: gli Stati Uniti con i dazi hanno sbilanciato il sistema. È chiaro che poi le ripercussioni potranno interessare tutti i settori.

Stephano Tesi, direttore di Cna provinciale, aggiunge:

Nel momento in cui gli USA applicano i dazi, si potranno aspettare le risposte dall’Unione Europea: scatta così una guerra commerciale. E considerando la mole di esportazione dall’Italia verso gli Stati Uniti, c’è da aspettarsi che le ripercussioni ci saranno: secondo stime che circolano, l’Italia potrebbe perdere 0,3 punti di prodotto interno lordo per effetto dei dazi. Anche gli artigiani locali che stanno nella filiera ne risentiranno. I dazi rappresentano un passo indietro rispetto al libero mercato, che da una parte ci ha portati nella globalizzazione ma dall’altra ha favorito lo sviluppo dei consumi. Siamo molto preoccupati per la loro applicazione: la percepiamo come tentativo di riaffermare un’egemonia nell’economia.

L’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania. Dalla nostra provincia, seconda in Toscana dopo Firenze per export, le maggiori voci di esportazione negli USA riguardano i settori di carta, marmo, nautica: tutte produzioni che adesso dovranno fare i conti con la guerra commerciale.

Il direttore provinciale di Confartigianato, Roberto Favilla, spiega che le nostre aziende non avvertiranno subito, ma entro tre-cinque anni, gli effetti dei dazi:

Una grande produzione che utilizza acciaio e alluminio in provincia di Lucca non c’è, ma l’indotto sì: aziende che producono semilavorati per l’esportazione. Penso alle ditte della componentistica: ce ne sono alcune che fabbricano cestelli di acciaio per lavastoviglie; o al settore dell’elettronica che da noi è forte. Ma l’aspetto più preoccupante è che si inneschi una spirale di ritorsioni fra Usa ed Europa. L’Unione Europea adotterà contromisure, metterà dazi su alcuni prodotti americani importati, e gli Stati Uniti ne applicheranno altri.

Preoccupa anche il proposito di Trump di mettere dazi sull’importazione di auto: nella nostra provincia ci sono artigiani che fabbricano tappezzerie per auto, cruscotti.