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Mercato del lavoro: torna l’ottimismo

di Francesca Vinciarelli

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Sta cambiando l'atteggiamento dei dipendenti nel mercato del lavoro europeo: aumenta l'ottimismo ma anche la propensione a cambiare lavoro, anche all'estero. Per le imprese è importate capire come attrarre talenti.

Sembrano ottimisti rispetto al proprio futuro lavorativo i dipendenti europei (77%) e favorevoli all’ingresso dei talenti stranieri sul mercato locale (giudicato positivamente dall’80% degli intervistati): è in sintesi quanto emerso dallo studio ADP, società specializzata nelle soluzioni per la gestione delle Risorse Umane (Human Capital Management), presentato nel corso dell’evento HR Tech World Congress. Il motivo dell’ottimismo circa il proprio futuro lavorativo è frutto di:

  • una maggiore sicurezza del posto di lavoro (38%);
  • delle crescenti opportunità di carriera (27%);
  • della possibilità di ottenere formazione e sviluppo delle competenze in modo adeguato per avere successo (27%).

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Tra i dipendenti meno ottimisti quelli che risiedono nei Paesi che hanno risentito maggiormente della crisi economica e gli italiani, che risultano anche i più convinti del fatto che il futuro non sia prevedibile (61%).

Ottimismo

Dall’indagine, condotta su un campione di 11.000 lavoratori adulti, emerge inoltre che metà delle aziende è pronta a competere a livello internazionale e che i dipendenti europei sono sempre più propensi a cambiare lavoro e a cogliere le opportunità di carriera che si aprono, anche a livello internazionale.

Cambiamento di lavoro

In Europa a prevedere un cambiamento di lavoro entro tre anni è più di un terzo (34%) degli intervistati, in Svizzera c’è un buon 16% che dichiara addirittura un di avere in programma di farlo entro un anno. I britannici sembrano i meno propensi ad un rapporto di lavoro di lungo periodo con lo stesso datore di lavoro: solo il 17% prevede di proseguire il resto della carriera nell’azienda in cui si trova ora. Percentuale che sale al 40% tra i dipendenti tedeschi.

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Perdita dei talenti

Un trend con il quale si devono rapportare le aziende, cercando nuovi modi per trattenere i talenti all’interno della propria azienda: il 51% dei dipendenti considera già preoccupante la mancanza di ingresso di nuovi talenti, mentre il 47% ritiene che questo gap sia causato da carenze nel recruiting. Ad essere afflitti dal problema della preoccupazione per la perdita di talenti a favore di altre nazioni sono soprattutto Paesi come la Spagna (49%), l’Italia (47%) e la Polonia (39%). In generale (79%) i dipendenti aziendali non vedono l’ingresso di talenti dall’estero come una minaccia per le rispettive organizzazioni. Tra i più restii di fronte alla possibilità di ingresso degli stranieri nelle rispettive aziende troviamo i lavoratori svizzeri (36%) e i britannici (32%), contro una media europea del 21%. E proprio nel Regno Unito i dipendenti (69%) sono maggiormente convinti che la propria azienda sia preparata a competere internazionalmente a livello sia di business che di acquisizione dei talenti.

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Secondo Leon Vergnes, SVP/GM EMEA di ADP ES International:

«È evidente come il miglioramento della stabilità economica europea stia influendo sull’atteggiamento dei dipendenti nei confronti del futuro lavorativo. Tuttavia, la guerra per conquistare i talenti e risolvere i gap di competenze rappresentano due grosse sfide per le aziende europee, che devono capire come fare per attirare i professionisti più capaci presenti sul mercato. Inserire persone provenienti da background differenti e incoraggiare lo spostamento internazionale dei talenti sono elementi essenziali per assicurare la competitività globale. Le aziende che si muoveranno efficacemente su questi due fronti, otterranno i vantaggi di una forza lavoro coinvolta, ottimista e impegnata».

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