Occupazione femminile, Fornero contro dimissioni in bianco

di Barbara Weisz

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Il ministro Fornero prende posizione contro le dimissioni in bianco delle lavoratrici in caso di maternità: allo studio un intervento risolutivo.

La «pratica delle dimissioni in bianco che verrebbero fatte firmare alle dipendenti donne al momento dell’assunzione per poter interrompere facilmente il rapporto di lavoro (soprattutto in caso di maternità)» è un problema per l’occupazione femminile «all’attenzione del Ministero».

Il Governo infatti sta studiando modi e tempi di un «intervento complessivo, a carattere risolutivo» da unire a «un’azione di sensibilizzazione volta a restituire piena parità e dignità al lavoro delle donne».

Parola di Elsa Fornero, che oltre a essere ministro del Lavoro ha anche la competenza delle Pari Opportunità e che proprio in virtù di questa titolarità ha annunciato l’intenzione di un’azione contro la pratica delle dimissioni in bianco, molto diffusa nelle aziende di piccole dimensioni che tendono a tutelarsi in caso di crisi.

I numeri delle dimissioni in bianco

Si tratta di un fenomeno che presenta numeri corposi: secondo le cifre fornite dall’Istat nel 2011, fra il 2008 e il 2009 sono state licenziate con questo sistema circa 800mila madri. A essere maggiormente colpite sono le lavoratrici più giovani: i casi di dimissioni forzate riguardano il 13,1% delle donne nate dopo il 1973, percentuale che scende al 9,3% per le lavoratrici nate fra il ’64 e il ’73, al 7,9% fra il ’54 e il ’63, al 6,8%  fra il ’44 e il ’53. Queste sono le percentuali di donne che dichiarano di essere state costrette alle dimissioni.

Maternità

Il totale delle lavoratrici che lasciano il lavoro dopo la gravidanza, che incamera dunque anche le interruzioni volontarie, è pari al 15,1%. Significa che la decisione di lasciare il lavoro nel momento della maternità nella maggioranza dei casi è obbligata: il 15,1% è infatti formato da un 8,7% di dimissioni forzate e da un più basso 6,4% di dimissioni volontarie.

Il ministro Fornero sottolinea che «tale pratica pesa fortemente e negativamente sulla condizione lavorativa delle donne e sulla loro stessa dignità, costituendo una vera e propria devianza dai principi di libertà alla base della società civile».

L’intervento che il ministero sta studiando, «anche grazie all’uso delle tecnologie informatiche», ha l’obiettivo di «garantire, in caso di dimissioni, la certezza dell’identità della lavoratrice, la riservatezza dei dati personali e, soprattutto, la data di rilascio e di validità della lettera di dimissioni».

La pratica delle dimissioni in bianco

Una legge sulle dimissioni volontarie per contrastare il fenomeno era stata introdotta nel 2007 dal Governo Prodi e poi la procedura Mdv è stata cancellata dall’esecutivo Berlusconi.

In genere, la pratica delle dimissioni in bianco funziona nel seguente modo: al momento dell’assunzione la lavoratrice firma anche un foglio di dimissioni senza data, che quindi il datore di lavoro può utilizzare in qualsiasi momento (ad esempio, appunto, in caso di maternità). La normativa del 2007 prevedeva, fra le altre cose, che per essere valide le dimissioni dovessero essere presentate attraverso un apposito modulo, fornito dagli uffici provinciali del lavoro e dalle amministrazioni comunali, che era numerato. Un accorgimento molto semplice che come è facile capire vanificava la possibilità di far firmare le dimissioni al momento dell’assunzione.

All’attuale governo Monti sono arrivate da più parti richieste di introdurre provvedimenti a tutela delle lavoratrici in maternità, e la presa di posizione del ministro Fornero dice chiaramente che il dicastero sta valutando la questione.  Come detto, il ministro sta pensando, oltre che a un intervento che risolva il problema delle dimissioni in bianco, anche ad azioni di sensibilizzazione che restituiscano «piena parità e dignità al lavoro delle donne, considerato un fattore di crescita indebitamente compresso».

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