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Pensioni, come funziona la flessibilità in uscita nel 2026

di Barbara Weisz

Pubblicato 9 Gennaio 2026
Aggiornato 12 Gennaio 2026 21:32

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Nel 2026 restano APE Sociale, pensione precoci, usuranti e anticipata contributiva. Stop a Quota 103 e Opzione Donna, salvo diritti già maturati.

Con la Manovra 2026 il quadro della flessibilità in uscita dal lavoro è stato ulteriormente ristretto. Da quest’anno non è più possibile maturare i requisiti per accedere a Quota 103 e Opzione Donna, mentre è stata prorogata l’APE sociale. Restano poi operative anche le forme di pensione anticipata previste a regime, ossia la pensione precoci, quella per lavori usuranti e quella anticipata contributiva a 64 anni.

Per una visione d’insieme delle pensioni nel 2026, che comprende anche le regole ordinarie di accesso, è disponibile su PMI.it la guida dedicata alle opzioni pensionistiche ordinarie e anticipate.

Per Quota 103 e Opzione Donna continua a valere il principio della cristallizzazione del diritto: possono accedervi solo coloro che avevano già maturato i requisiti previsti dalle norme precedenti. Il perimetro complessivo della flessibilità in uscita nel 2026 risulta quindi più limitato e fortemente selettivo.

APE sociale 2026: requisiti e funzionamento

L’unica misura di flessibilità in uscita prorogata dalla Manovra 2026 è l’APE sociale. La proroga è contenuta nel comma 162 della Legge di Bilancio e consente di presentare domanda a chi compie 63 anni e cinque mesi di età entro il 31 dicembre 2026. Per accedervi è necessario anche appartenere a una delle categorie tutelate individuate dal comma 179 della Legge 232/2016 e possedere un’anzianità contributiva minima:

  • 30 anni di contributi per disoccupati involontari, caregiver e persone con disabilità;
  • 36 anni di contributi per gli addetti a mansioni gravose o usuranti.

La procedura prevede una domanda di certificazione del diritto all’INPS, da presentare entro il 31 marzo o, in alternativa, entro il 15 luglio. In base alla finestra scelta, l’Istituto comunica l’esito entro fine giugno o entro il 15 ottobre. Le domande presentate dopo il 15 luglio e comunque entro novembre vengono accolte solo in presenza di risorse residue.

L’APE sociale non è una pensione ma una misura di accompagnamento: l’erogazione termina al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. L’importo corrisponde alla pensione maturata al momento dell’accesso, con un tetto massimo di 1.500 euro mensili.

Per un inquadramento completo della misura, si rimanda alla sezione di PMI.it dedicata all’APE sociale e ai suoi requisiti.

Stop a Quota 103 e Opzione Donna: chi può ancora accedere

La Manovra 2026 non ha previsto la proroga di Quota 103. Possono accedervi esclusivamente i lavoratori che avevano già maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025: 62 anni di età e 41 anni di contributi.

La pensione con Quota 103 resta soggetta a ricalcolo interamente contributivo, è incompatibile con redditi da lavoro (salvo prestazioni occasionali fino a 5.000 euro annui) e prevede un limite massimo dell’assegno pari a quattro volte il minimo INPS fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia. La finestra mobile è di sette mesi, che salgono a nove per il pubblico impiego.

Analogo discorso vale per l’Opzione Donna. L’accesso resta consentito solo alle lavoratrici che avevano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024, ossia 61 anni di età e 35 anni di contributi, con riduzione dell’età di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due anni.

È inoltre richiesto l’appartenenza a specifiche categorie: caregiver, lavoratrici con disabilità almeno al 74% o dipendenti licenziate da imprese in crisi con tavolo di confronto attivo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Anche in questo caso l’assegno è calcolato interamente con il sistema contributivo.

Le altre forme di pensione anticipata non ordinaria nel 2026

Restano invariate le regole previste per le forme di pensione anticipata non ordinaria, che consentono l’uscita prima dei requisiti ordinari.

  • Pensione precoci: 41 anni di contributi, di cui almeno 12 versati prima dei 19 anni. L’accesso è riservato a caregiver, disoccupati involontari, persone con disabilità, addetti a lavori usuranti o gravosi. È prevista una finestra mobile di tre mesi, che sale a cinque mesi per alcune casse del pubblico impiego.
  • Pensione per lavori usuranti: richiede almeno 35 anni di contributi e il raggiungimento di una quota data dalla somma di età e anzianità contributiva, con requisiti anagrafici variabili in base all’attività svolta. I lavori usuranti sono definiti dal decreto legislativo 67/2011. La finestra mobile è di 12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi.
  • Pensione anticipata contributiva: prevista dall’articolo 24 della legge 201/2011, consente l’uscita a 64 anni con 20 anni di contributi per chi ha iniziato a versare dal 1996, a condizione che l’assegno sia almeno pari a tre volte il minimo INPS. È prevista una finestra mobile di tre mesi.