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Salario minimo, la legge europea e le proposte elettorali a confronto

di Barbara Weisz

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Ok alla salario minimo nella UE: tetto minimo o copertura nella contrattazione collettiva, Italia in regola ma il tema è in campagna elettorale.

Italia già in linea con le nuove regole sul salario minimo approvate dal Parlamento Europeo. Il Regolamento, che nei mesi scorsi era stato predisposto dalla Commissione di Bruxelles, ha ottenuto anche il via libera di Strasburgo e adesso manca solo il passaggio presso il Consiglio UE di fine settembre prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Da quel momento, gli Stati Membri avranno due anni di tempo per adeguarsi agli standard minimi europei previsti in materia di salario minimo. Il testo comunitario consente in realtà di percorrere due diverse strade:

  • una legge che fissi un salario minimo,
  • una contrattazione collettiva che copra almeno l’80% del mercato del lavoro.

L’Italia aderisce a questo secondo modello, con la copertura già assicurata dai contratti di lavoro nazionali ed in linea con gli standard fissati dal Regolamento UE.

La direttiva UE sul salario minimo

La Direttiva europea prevede che tutti gli Stati Membri debbano garantire l’adeguatezza dei salari minimi, consentendo ai lavoratori una vita dignitosa, tenendo conto del costo della vita e dei più ampi livelli di retribuzione. La quantificazione del salario minimo rimane di competenza dei singoli Stati membri, il criterio per l’adeguatezza può essere rappresentato da un paniere di beni e servizi a prezzi reali, oppure essere parametrato al 60% del salario mediano lordo e al 50% del salario medio lordo.

I Paesi che non determinano un salario minimo per legge devono garantire una copertura della contrattazione collettiva pari ad almeno l’80% dei lavoratori. Al di sotto di questa percentuale, gli Stati Membri dovranno, congiuntamente alle parti sociali, stabilire un piano d’azione per aumentare la diffusione nei contratti.

L’Italia è già al di sopra di questa percentuale, per cui non ha nessun nuovo obbligo in vista, per quanto il tema sia caldo e sia diventato un cavallo di battaglia di alcuni programmi elettorali redatti per le elezioni Politiche.

Il salario minimo nei programmi elettorali

Al di là delle Regole UE, con cui siamo in linea, il salario minimo è dunque un tema affrontato da molti partiti in campagna elettorale:

  • Coalizione PD: propone di introdurre in Italia il salario minimo previsto dalla Direttiva Europea riprendendo la proposta del Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che prevede un livello minimo di retribuzione identificato con quello del contratto nazionale di riferimento.
  • Azione e Italia Viva: Calenda e Renzi propongono fondamentalmente la stessa cosa, ossia un salario minimo per legge che sia parametrato ai contratti più rappresentativi.
  • Movimento 5 stelle: la proposta è quella storica dei pentastellati, ossia una legge sul salario minimo da 9 euro l’ora.
  • Centrodestra: la coalizione propone piuttosto un taglio del cuneo fiscale in busta paga e incentivi alle imprese che assumono.

Il salario minimo in Europa

Se dal piano normativo passiamo al mercato, i salari minimi più alti d’Europa sono in Lussemburgo, Irlanda e Germania, quelli più bassi in Bulgaria, Lettonia ed Estonia.

Non sono molti i Paesi che, come l’Italia, hanno scelto la strada della contrattazione collettiva: 6 in tutto noi compresi (gli altri cinque sono Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia) su 27, gli altri 21 hanno un salario minimo fissato dalle leggi. Il salario minimo medio in Europa, fra questi 21 membri, è pari a 1307 dollari (1306 euro), spaziando dai 795 dollari della Bulgaria ai 2mila 400 del Lussemburgo.