Il centrodestra tiene Venezia al primo turno e conquista Reggio Calabria, strappandola a oltre un decennio di governi progressisti. Con queste due vittorie si chiude la tornata delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026, che ha coinvolto circa 750 Comuni e oltre 6,6 milioni di elettori: l’affluenza definitiva al 60,06% segna un calo di quasi cinque punti rispetto alle precedenti comunali.
Il centrodestra conferma Venezia e conquista Reggio Calabria
Il risultato più atteso della tornata è quello di Venezia. L’assessore uscente Simone Venturini, candidato del centrodestra, supera al primo turno il senatore del Pd Andrea Martella: Venturini si è attestato al 51%, con la sua lista civica come prima forza politica con oltre il 30% dei consensi. Martella era espressione di un campo largo che spaziava dalle liste riformiste a Rifondazione comunista. La sconfitta di una coalizione così ampia in una città simbolicamente contesa è il dato politico più commentato della tornata.
Altrettanto netta la vittoria a Reggio Calabria, dove Francesco Cannizzaro, sostenuto dal centrodestra e da Azione, ottiene il 65,6% dei voti contro il 25% dello sfidante Domenico Donato Battaglia. La città torna al centrodestra dopo oltre un decennio di amministrazioni progressiste e un commissariamento. “Anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”, ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il centrosinistra riprende Pistoia, De Luca trionfa a Salerno
Il centrosinistra festeggia la riconquista di Pistoia, dove Giovanni Capecchi vince al primo turno. Si conferma a Prato con Matteo Biffoni e a Mantova con Andrea Murari. La vittoria più larga arriva però da Salerno, dove l’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca — candidato civico senza il simbolo del Pd — ottiene il 58,11%, diventando sindaco per la quinta volta. Ad Avellino vince Nello Pizza alla guida di una coalizione di campo largo (Pd, M5S e forze di centro), mentre a Enna si afferma con il 63,54% Vladimiro Crisafulli, storico esponente dem, anch’egli con lista civica. La segretaria del Pd Elly Schlein ha commentato: “Uniti siamo competitivi per le politiche”. A Messina è confermato il sindaco uscente Federico Basile, sostenuto da Sud chiama Nord.
Tra le città minori spicca Vigevano, dove ha vinto il candidato civico sostenuto da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: un risultato che ha alimentato il dibattito sugli equilibri nella coalizione di centrodestra nel Nord del Paese.
Cinque città al ballottaggio il 7 e 8 giugno
Nessun candidato ha raggiunto la maggioranza assoluta al primo turno in cinque capoluoghi. Ad Arezzo, dove il centrodestra governa dal 2015, Marcello Comanducci si è fermato al 44% contro il 32% dello sfidante di campo largo Vincenzo Ceccarelli: sarà il 20% di elettori che ha scelto Marco Donati, sostenuto da Azione, a indirizzare l’esito del ballottaggio. A Lecco Filippo Boscagli (centrodestra) sfida il sindaco uscente Mauro Gattinoni (centrosinistra).
A Chieti l’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini guida il centrosinistra con circa il 48-49%, senza aver raggiunto la soglia al primo turno. Il caso più clamoroso è Macerata, dove il sindaco uscente di centrodestra Sandro Parcaroli ha sfiorato la vittoria fermandosi al 49,96%: una manciata di voti lo ha rimandato al secondo turno. Ad Agrigento l’esito è ancora in bilico, con un candidato civico in vantaggio.
Affluenza in calo, l’Umbria la regione più partecipata
L’affluenza al 60,06% segna una flessione di quasi cinque punti rispetto alla tornata precedente: l’Umbria è la regione dove ha votato la quota più alta di aventi diritto, il 70,78%. Il calo della partecipazione si inserisce in una tendenza comune alle consultazioni locali degli ultimi anni. Il voto ha ridimensionato l’euforia che aveva caratterizzato le opposizioni all’indomani della vittoria del No al referendum sulla giustizia di marzo 2026: la mappa dei sindaci eletti restituisce un quadro politico più composito, con ballottaggi aperti in entrambe le direzioni.