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Lavoro agile: stato dell’arte post Covid

di Redazione PMI.it

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Bilancio dei Consulenti del Lavoro sulla diffusione dello Smart Working, prima e dopo l'emergenza Covid: settori coinvolti, differenze aziendali e locali.

In che modo è cambiato il lavoro agile in Italia nei primi sei mesi del 2020? Secondo della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, tra maggio e giugno il 40% dei lavoratori impegnati nello Smart Working è tornato in sede.

Si è passati progressivamente dall’1,2% di occupati in modalità agile nel pre-Coronavirus all’8,8% nei mesi di lockdown, percentuale che attualmente si attesta al 5,3%.

Il report “Tempo di bilanci per lo smart working. Tra rischio retrocessioni e potenzialità inespresse”, realizzato a partire dai dati ISTAT, mette in evidenza come l’incremento maggiore del lavoro agile abbia coinvolto i settori dell’informazione e della comunicazione, con 28,2 lavoratori in Smart Working in più ogni 100 dipendenti, mentre in altri come l’attività professionale, scientifica e tecnica, l’incidenza tra i dipendenti è aumentata di 16 dipendenti in più ogni 100.

Lo Smart Working, inoltre, si è maggiormente consolidato nelle grandi aziende, mentre tra le piccole l’impatto è stato minore.

Complessivamente, i lavoratori occupabili in modalità agile sarebbero 3,8 milioni (pari al 21,1% del totale), tenendo conto dei dipendenti di aziende private e di organizzazioni pubbliche. Sono impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali (1,2 mln di lavoratori), seguiti da tecnici dell’organizzazione e dell’amministrazione delle attività produttive (515 mila) e dagli specialisti delle scienze gestionali e commerciali (399 mila).

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Dal punto di vista territoriale, infine, il tasso di crescita del lavoro agile pre-post lockdown vede il Lazio in cima alla classifica, seguito da Piemonte e Lombardia.

Non c’è da sorprendersi se con l’avvio della Fase 3 circa la metà dei lavoratori ha ripreso a lavorare in sede. Le aziende sono arrivate del tutto impreparate rispetto alla sfida dell’home working. Una modalità di lavoro non del tutto radicata nel nostro Paese, spiega il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca. Basti pensare che in una fase d’emergenza come quella che abbiamo vissuto molte aziende prima di ricorrere al lavoro agile hanno preferito utilizzare altri strumenti di gestione della forza lavoro come, ad esempio, le ferie.

Dobbiamo fare in modo che l’esperienza di questi mesi non vada persa rendendo il lavoro agile più funzionale anche per quanto riguarda la valutazione della prestazione lavorativa, la verifica dei risultati, la sicurezza sul luogo di lavoro.

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