Il lavoro fa meno male negli incidenti immediati e logora di più nel tempo. Negli ultimi dieci anni le malattie professionali denunciate sono cresciute del 54%, da 57mila a oltre 88mila casi, mentre gli infortuni sul lavoro sono diminuiti del 10,5%. È la fotografia della ricerca Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide, realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e presentata durante la 17ª edizione del Festival del Lavoro.
Malattie professionali in crescita
Il rapporto segnala una trasformazione dei rischi sul lavoro: calano gli eventi traumatici immediati, aumentano le patologie che maturano lungo la carriera. La crescita delle denunce dipende anche da maggiore consapevolezza, ruolo più attivo dei medici certificatori e ampliamento delle patologie riconosciute. Anche le denunce INAIL rivelano un aumento delle patologie professionali negli anni più recenti, con una domanda ampia di tutela, diagnosi e prevenzione.
Il peso dei disturbi muscolo-scheletrici
Le patologie più diffuse sono legate ai rischi ergonomici. I disturbi del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo rappresentano il 70,9% delle malattie professionali denunciate all’INAIL tra 2020 e 2024, con un aumento del 109,3% nel quadriennio. Posture stancanti, movimenti ripetitivi e sedentarietà prolungata si registrano soprattutto nei settori dei servizi, nell’industria e nella logistica.
Secondo l’indagine Eurofound richiamata nella ricerca, il 41% dei lavoratori italiani soffre di mal di schiena, il 35,6% dichiara dolori muscolari a spalle, collo o arti superiori e il 28,9% segnala mal di testa o affaticamento oculare.
Stress lavoro, ansia e disturbi del sonno
La ricerca evidenzia anche la crescita dei disturbi collegati all’organizzazione del lavoro. Ritmi intensi, reperibilità continua, pressione sui risultati e confini più fragili tra lavoro e vita privata incidono sul benessere psicofisico dei lavoratori. Il 90,5% degli occupati dichiara di sperimentare estrema stanchezza al rientro a casa, l’82,7% accusa stress da lavoro, il 46% soffre di disturbi del sonno e il 15,6% riferisce ansia. La pressione è più alta tra le donne: lo stress riguarda l’86,4% delle lavoratrici contro l’80% degli uomini, mentre l’ansia coinvolge il 21,4% delle donne e il 10,9% degli uomini.
In questo quadro diventa rilevante la valutazione del rischio stress lavoro-correlato, che deve entrare nel sistema di prevenzione insieme ai rischi fisici, ergonomici e ambientali.
Infortuni casa-lavoro in aumento
La mobilità quotidiana emerge come una nuova area di vulnerabilità. Tra il 2022 e il 2024 gli infortuni nel tragitto casa-lavoro sono aumentati dell’8,8%, mentre quelli avvenuti durante l’attività lavorativa sono diminuiti del 19,5%.
Gli infortuni in itinere rappresentano il 19,3% del totale delle denunce e concentrano il 27% dei casi mortali. Ritmi intensi, affaticamento, disturbi del sonno e tempi di spostamento riducono attenzione e capacità di reazione, soprattutto nei contesti urbani più congestionati.
Lavoratori over 50 e nuovi rischi aziendali
L’età è un altro fattore da considerare nella prevenzione aziendale. Gli occupati over 50 sono passati dal 22,3% del 2005 al 41,9% del 2025, con una forza lavoro più esposta a fragilità, patologie croniche e conseguenze più gravi in caso di incidente.
Le denunce di malattia professionale si concentrano tra i lavoratori più anziani: il 66,8% delle denunce registrate tra 2020 e 2024 riguarda over 55. La stessa fascia, pur rappresentando il 20,7% degli infortuni denunciati, concentra il 44,9% dei casi mortali.
I dati principali del rapporto
| Indicatori | |
|---|---|
| Malattie professionali denunciate tra 2014 e 2024 | +54% |
| Infortuni sul lavoro nello stesso periodo | -10,5% |
| Disturbi osteomuscolari sulle denunce 2020-2024 | 70,9% |
| Lavoratori con estrema stanchezza al rientro a casa | 90,5% |
| Lavoratori che dichiarano stress da lavoro | 82,7% |
| Lavoratori con disturbi del sonno | 46% |
| Occupati over 50 sul totale | 41,9% |
Benessere aziendale e prevenzione
Il report sposta l’attenzione delle imprese verso una prevenzione più ampia, capace di includere ergonomia, clima aziendale, carichi di lavoro, relazioni professionali e conciliazione vita-lavoro. La valutazione dei rischi deve quindi essere aggiornata rispetto a mansioni, età, tecnologie utilizzate e forme di organizzazione.
Tra gli strumenti indicati rientrano monitoraggio continuo, interventi su posture e carichi, politiche di age management, supporto psicologico, programmi di screening, servizi per caregiver e misure di welfare aziendale dedicate alla salute. Nell’ultimo decennio, i lavoratori e familiari coperti da polizze sanitarie integrative sono più che raddoppiati, da 6,9 milioni nel 2014 a 16,3 milioni nel 2023.
Per le imprese, la tutela del benessere psicofisico dei lavoratori incide su assenze, clima interno, produttività e capacità di trattenere competenze. La sicurezza sul lavoro non si esaurisce più nella prevenzione dell’incidente, ma comprende le condizioni che rendono sostenibile la permanenza al lavoro nel tempo.