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Factbook 2008, per l’OCSE l’Italia cresce poco

di Alfredo Bucciante

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L’OCSE (OECD nell’acronimo inglese), l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha pubblicato l’8 Aprile il proprio rapporto annuale contenente informazioni statistiche su economia, società  e ambiente.

Nel Factbook 2008 vengono confrontati in maniera schematica i dati dei 30 membri dell’organizzazione, anche in riferimento alle economie di altri Stati emergenti (Brasile, Cile, Cina, India e Russia).

Le statistiche maggiormente interessanti per i piccoli e medi imprenditori si trovano all’interno delle aree Tendenze Macroeconomiche e Produttività .

All’interno della prima, in particolare, un’apposita sezione è dedicata alle Piccole e medie imprese. I dati riguardano in particolare la distribuzione delle tipologie di grandezza delle imprese rispetto al totale.

L’Italia è davvero il paese delle piccole imprese: con il 93,1% di aziende sotto i 20 dipendenti (dati 2005) siamo infatti preceduti in questa statistica solo da Grecia, Australia e Repubblica Ceca. E solo la Grecia supera l’Italia per la minor percentuale di imprese con più di 250 dipendenti: nel Paese ellenico sono lo 0,2%, da noi lo 0,3%. Si pensi che in Turchia sono l’8%, in Repubblica Slovacca sono il 4,7% e in Irlanda il 4%. Gli altri dati mostrano ulteriori dettagli sulla suddivisione del numero di dipendenti secondo altre fasce di grandezza.

Nell’area Produttività  vediamo invece come nel periodo di riferimento (2000-2005) l’Italia, nel settore manufatturiero, sia l’unico paese in cui il valore aggiunto per unità  di produttività  (calcolato in base al rapporto tra la crescita del valore aggiunto e la crescita del personale) sia stato negativo. In particolare nel tessile, nelle apparecchiature elettriche e ottiche e nei mezzi di trasporto. Non va tanto meglio nei servizi, se non per il fatto che il segno negativo è da condividere con altri Paesi (Spagna, Portogallo, Messico e Repubblica Slovacca).

Altri dati di quest’area riguardano la crescita della produttività  del lavoro, dove l’Italia è terzultima con l’1% (2006), e la crescita dei salari, calcolata per unità  di mano d’opera, assestatasi al 2,6%, meglio di Belgio, Austria e della media dell’Area Euro (dati 2000-2006).
In testa l’economia emergente dell’Ungheria, con un valore che supera di poco il 12%.

Sono comunque davvero moltissimi gli indicatori presi in considerazione dall’OCSE. Per chi volesse approfondire, accedendo a questa pagina (disponibile anche in francese) viene presentato un quadro completo suddiviso per macro-aree.