La dirigenza scolastica chiude la tornata contrattuale 2022-2024 con diciannove mesi di ritardo sulla scadenza del triennio. L’ARAN e le organizzazioni sindacali rappresentative hanno sottoscritto in via definitiva il CCNL dell’Area Istruzione e Ricerca, che produce effetti dal giorno successivo alla firma, e per i presidi delle scuole statali si apre la fase dei conteggi su aumenti e arretrati.
In sintesi:
- il CCNL Area Istruzione e Ricerca 2022-2024 è stato sottoscritto all’ARAN il 6 agosto 2026 e produce effetti dal 7 agosto;
- la platea comprende 7.550 dirigenti scolastici e 360 dirigenti di Università ed Enti di ricerca;
- l’ARAN indica incrementi medi di 500 euro mensili lordi per 13 mensilità ai dirigenti scolastici, pari all’8,48%, e di 503 euro ai dirigenti di università ed enti, pari al 6%;
- gli arretrati decorrono dal 1° gennaio 2024, con importi medi di circa 5.800 euro per i dirigenti scolastici e circa 6.000 euro per gli altri dirigenti dell’Area;
- lo stipendio tabellare annuo lordo sale da 47.015,73 a 50.005,73 euro.
- La platea del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024
- Aumenti stipendiali per dirigenti scolastici e universitari
- Le voci che compongono l’aumento in busta paga
- Arretrati dal 1° gennaio 2024 e tempi di pagamento
- Le nuove risorse del Fondo Unico Nazionale
- Ferie, permessi per lutto e mobilità interregionale
- Il rinnovo 2025-2027 e la richiesta di equiparazione retributiva
La platea del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024
Il contratto si applica a 7.910 dirigenti in tutto, secondo i dati diffusi dall’ARAN il 6 agosto 2026: 7.550 sono dirigenti scolastici, cioè i presidi delle scuole statali di ogni ordine e grado, e 360 sono dirigenti delle Università, delle aziende ospedaliero-universitarie e degli Enti pubblici di ricerca.
La distinzione conta perché le due componenti hanno basi retributive diverse e ricevono percentuali di incremento diverse. Il CCNL Area Istruzione e Ricerca è il contratto dell’area dirigenziale del comparto, quindi non riguarda docenti, personale ATA e DSGA, che seguono il contratto del comparto Istruzione e Ricerca.
Aumenti stipendiali per dirigenti scolastici e universitari
L’incremento retributivo medio comunicato dall’ARAN è di 500 euro mensili lordi per tredici mensilità per i dirigenti scolastici, pari a una crescita dell’8,48%, e di 503 euro mensili per i dirigenti delle Università e degli Enti di ricerca, pari al 6 per cento.
Il differenziale nella percentuale a fronte di cifre quasi identiche dipende dalla base di partenza e dalle risorse aggiuntive della legge di bilancio 2022, la L. n. 234/2021, destinate specificamente alla dirigenza scolastica. Sono le stesse risorse che hanno consentito all’ARAN di chiudere il rinnovo su un valore superiore alla media degli altri comparti dirigenziali della PA.
Le voci che compongono l’aumento in busta paga
La media ARAN di 500 euro comprende l’insieme delle voci retributive, incluse quelle accessorie che passano dal Fondo Unico Nazionale e dalla contrattazione integrativa e che variano da dirigente a dirigente. Gli incrementi fissi scritti nelle tabelle contrattuali sono di 230 euro sul tabellare e di 90 euro sulla parte fissa della retribuzione di posizione, entrambi con decorrenza 1° gennaio 2024.
Poiché quegli incrementi sono comprensivi delle anticipazioni già erogate mensilmente negli anni 2022 e 2023, l’aumento mensile lordo che si aggiunge a quanto già percepito è inferiore. Secondo la lettura del testo contrattuale della FLC CGIL, la somma di tabellare e parte fissa della posizione al netto delle anticipazioni vale 185,27 euro mensili lordi.
| Voce retributiva | Valore |
|---|---|
| stipendio tabellare annuo lordo | da 47.015,73 a 50.005,73 euro |
| incremento mensile del tabellare dal 1° gennaio 2024 | 230,00 euro |
| retribuzione di posizione parte fissa annua lorda | da 13.345,11 a 14.515,11 euro |
| incremento mensile della parte fissa dal 1° gennaio 2024 | 90,00 euro |
| aumento mensile lordo al netto delle anticipazioni | 185,27 euro |
Il salto dal lordo al netto dipende poi dalla posizione fiscale individuale. Con il nuovo tabellare a 50.005,73 euro, il calcolo dello stipendio netto restituisce l’importo effettivo in busta paga applicando scaglioni IRPEF, addizionale regionale e comunale e detrazioni per lavoro dipendente, che su redditi di questa fascia incidono in misura diversa rispetto alle medie di comparto.
Arretrati dal 1° gennaio 2024 e tempi di pagamento
Gli arretrati maturano a decorrere dal 1° gennaio 2024 e valgono in media circa 5.800 euro lordi per i dirigenti scolastici e circa 6.000 euro per i dirigenti delle Università e degli Enti di ricerca, secondo il comunicato ARAN del 6 agosto 2026.
Sull’importo effettivamente accreditato agiscono due fattori. Il primo è lo scomputo delle anticipazioni contrattuali già corrisposte mese per mese, che il contratto considera assorbite negli incrementi. Il secondo è il regime fiscale: le somme riferite ad annualità precedenti seguono la tassazione separata prevista dall’art. 17, comma 1, lettera b), del TUIR (DPR n. 917/1986), con aliquota determinata sul reddito del biennio anteriore, mentre la quota di competenza 2026 segue l’IRPEF ordinaria.
Nessuna data di accredito è stata fissata. L’ANP ha chiesto la celere erogazione delle somme una volta completati gli adempimenti amministrativi, e i tempi dipendono dalle lavorazioni NoiPA. Gli arretrati del CCNL vanno inoltre tenuti distinti da quelli derivanti dalla contrattazione integrativa nazionale sulla retribuzione di posizione variabile e di risultato, che seguono procedure e calendari propri.
Le nuove risorse del Fondo Unico Nazionale
Il Fondo Unico Nazionale della dirigenza scolastica cresce di 11 milioni di euro lordo dipendente in via stabile dal 1° gennaio 2024. Di questi, 8.827.650 euro finanziano l’incremento della retribuzione di posizione parte fissa e 2.172.350 euro accrescono la dotazione complessiva del Fondo, destinata per l’85% alla retribuzione di posizione e per il 15% a quella di risultato.
Dal 1° gennaio 2025 il Fondo riceve ulteriori 1.280.000 euro lordi annui, corrispondenti allo 0,22% del monte salari 2021. È la quota che alimenta la parte variabile della retribuzione e che viene ripartita in sede di contrattazione integrativa, con esiti che dipendono dalla complessità dell’istituzione scolastica assegnata e dalla valutazione annuale.
Ferie, permessi per lutto e mobilità interregionale
Il contratto conferma l’impianto normativo precedente e interviene su quattro istituti. La fruizione delle ferie non godute per esigenze indifferibili di servizio o personali è ammessa entro la fine dell’anno scolastico successivo, e non più entro il semestre successivo.
Le altre modifiche riguardano:
- il periodo di prova, per il cui superamento concorrono anche i periodi di servizio effettivo prestati nel precedente anno scolastico, quando nell’anno di assunzione non siano stati raggiunti i sei mesi richiesti;
- i permessi per lutto, con i tre giorni anche non consecutivi previsti dall’art. 15 del CCNL 2016-2018 fruibili entro 15 giorni lavorativi dal decesso del congiunto e non più entro 7;
- la disciplina sanzionatoria, con la revisione dell’ipotesi di licenziamento in caso di recidiva nel biennio rispetto all’art. 28, comma 7, del CCNL 2016-2018;
- la mobilità interregionale, la cui quota riservata sale dal 60% all’80% dei posti annualmente vacanti e disponibili in ciascuna regione.
Il rinnovo 2025-2027 e la richiesta di equiparazione retributiva
La firma definitiva apre la strada al negoziato per il triennio 2025-2027, che per il comparto è già chiuso dal 1° luglio 2026 e che per l’area dirigenziale non è ancora avviato. Tutte le sigle firmatarie hanno chiesto l’apertura immediata del tavolo per riallineare il contratto al triennio di riferimento.
La questione aperta è la distanza retributiva tra la dirigenza scolastica e le altre dirigenze pubbliche, comprese quelle della stessa area contrattuale, su cui pesano il diverso finanziamento dei fondi e l’assenza di risorse dedicate all’armonizzazione. È il motivo per cui, a parità di incrementi percentuali, i differenziali tra stipendi nella Pubblica Amministrazione continuano ad allargarsi a sfavore di chi dirige una scuola statale.