Decisioni da prendere insieme: l’importanza di essere creativi

di Nicola Aldo Glatro

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Come migliorare un rapporto o una negoziazione semplicemente attraverso un piccolo sforzo d'immaginazione

Una buona regola per migliorare la nostra vita e i rapporti con gli altri è: prima di prendere una decisione importante, considerare tutte le alternative possibili. Questo è un semplice criterio che serve a dare maggiore razionalità alla nostra esistenza.

È altresì vero che la nostra esistenza non è sempre regolata dalla razionalità. Tutt’altro. Non siamo automi, e questo è anche un bene. Però è innegabile che tutti noi abbiamo intrapreso più di un’azione di cui in seguito ci siamo pentiti, rendendoci conto che se fossimo stati più razionali non saremmo incappati in quegli errori.

Un problema del dover essere razionali è che a volte sono le circostanze, non la nostra volontà, che c’inducono ad essere irrazionali. È il caso di quando ci si trova sotto pressione. In particolare, quando la nostra decisione riguarda anche altre persone, le quali nel manifestare i loro interessi assumono posizioni in contrasto con le nostre, s’innesca un meccanismo di contrapposizione che mina la serenità nelle decisioni e inibisce la ricerca di soluzioni creative ed efficienti. In questo caso bisogna investire del tempo nello stabilire un’atmosfera amichevole e collaborativa, e nel lavorare insieme all’elaborazione di un ventaglio di alternative e soluzioni possibili.

Infatti è importante non cadere nella trappola di pensare in maniera “unidirezionale”, ovvero nel concentrarsi su un solo genere di soluzione, su uno schema semplificato del tipo “o io o tu”, “o questo o quello”. Un esempio di questo modo semplificato di affrontare un problema: nella spartizione di un’eredità, la casa la deve avere A oppure B? Oppure nella presa in cura di un anziano: lo tengo io o lo tieni tu? In questi casi ci si trova di fronte ad una scelta drastica, che “suona” molto come un’alternativa tra il vincere o il perdere. Visto l’evidente rischio di un muro contro muro, si deve necessariamente fare ricorso alla creatività, che richiede come prima azione lo svincolarsi da una visione rigida e unidimensionale.

E quando ci si affida alla creatività, ci si rende spesso conto che la soluzione più banale, quella di dividere in due l'”oggetto” della contesa, non è sempre la più sensata. Dividere in due una casa può comportare uno svantaggio per entrambi i beneficiari: lavori di ristrutturazione per tirare fuori dall’immobile due appartamenti, che poi magari alla fine risultano troppo piccoli o scomodi, oppure altri lavori per creare due ingressi, che magari finiscono col risultare entrambi poco agevoli, e via dicendo. Se però i “contendenti” si concedono del tempo per riflettere, e per esplicitare insieme le proprie esigenze ed insieme sforzarsi di escogitare una soluzione che tenga conto oltre che i propri bisogni anche quelli dell’altro, allora  si possono aprire scenari svariati, tra cui scegliere quello più soddisfacente. Ritornando all’esempio in questione: una gestione condivisa, un cambio di destinazione d’uso dell’immobile, l’affidamento completo ad uno dei contendenti in cambio di una contropartita, la vendita con divisione del ricavo, ecc.

L’esempio è molto banale, ma spero faccia comprendere l’importanza d’investire tempo nell’analisi di un problema o di un contenzioso, e nella ricerca di tutte le opzioni possibili.

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