L’arte del saper porre domande

di Nicola Aldo Glatro

scritto il

Migliorare la nostra capacità di comunicare (e di persuadere) facendo comunicare gli altri

Spesso nella conversazione molti commettono l’errore di focalizzarsi su sé stessi, facendo pieno affidamento sulla propria bravura nel sapersi esprimere, sulla propria ricchezza concettuale, sulla creatività e sulla cultura di cui si dispone.

Sicuramente le persone che hanno molto da dire e lo sanno anche dire posseggono tutti i presupposti per poter essere degli splendidi comunicatori, ma se contano di poter essere efficaci semplicemente sciorinando il loro repertorio ben presto sono costrette a fare i conti col fatto che la conversazione non è un processo unidirezionale, dove c’è un soggetto attivo che si esprime e uno passivo che ascolta e recepisce.

Anzi, lo stesso ascolto e la disponibilità a recepire di un soggetto sono molto condizionati dal suo coinvolgimento nella conversazione. Se gli viene negata attenzione difficilmente si sentirà motivato a mantenere un buon livello di partecipazione.

Per poter incidere sull’altro bisogna dunque coinvolgerlo, renderlo soggetto attivo. Sicuramente un ottimo ed efficacissimo strumento per ottenere questo risultato sono le domande. Le domande mettono l’altro al centro dell’attenzione. Inoltre, consentono di ottenere informazioni utili e di verificarle. Esistono fondamentalmente due tipi di domande: domande chiuse e domande aperte. Le domande chiuse ci consentono di giungere rapidamente, ed in maniera inequivocabile, all’informazione di cui abbiamo bisogno. Esse implicano risposte brevi, precise e vincolate. Generalmente pongono l’alternativa: sì/no. Ecco degli esempi:

  • Sai giocare a tennis?
  • Sei uscito ieri?
  • Ti piace questo caffè?

Questo tipo di domande “impegnano” l’interlocutore, lo vincolano ad un’affermazione ben precisa, nei confronti della quale deve dimostrare coerenza, pena la disapprovazione di chi gliel’ha posta (che ne dedurrebbe inaffidabilità e insincerità).

Le domande aperte invece sono più “colloquiali”, consentono all’interlocutore di esprimersi liberamente e di far emergere da solo ciò che desidera comunicare. Servono a sciogliere il ghiaccio, ad avviare una conversazione, ma anche ad approfondire il livello di confidenza che si ha con l’altro.

Fondamentalmente si distinguono tre tipi di domande aperte:

  • domande aperte dirette (che mirano direttamente ad una questione), ad es.: perché non sei venuto alla riunione ieri?
  • domande aperte indirette (che fanno parlare genericamente di qualcosa), ad es.: cosa pensi delle riunioni che stiamo facendo?
  • domande aperte stimolo (che genericamente invogliano a parlare), ad es.: come va oggi?

Altro modo per stimolare l’altro a dialogare è semplicemente… stare zitti! In un certo senso il silenzio si potrebbe considerare come la domanda aperta (stimolo) in assoluto. E indubbiamente… anche il saper tacere è un’arte!

 

 

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