Stress da lavoro, colpisce un dipendente su quattro

di Barbara Weisz

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In Italia il fenomeno è più diffuso che in Europa. Dal primo agosto, obbligo di valutazione per le aziende. I consigli dell'Aias e dell'Inail

Dal primo agosto di quest’anno tutte le aziende italiane dovranno per legge misurare il livello di stress dei propri dipendenti. In vista di questa scadenza Aias, l’associazione professionale italiana ambiente e sicurezza, in collaborazione con Inail, ha messo a punto un documento che presenta una serie di dati e soprattutto suggerisce alle società metodi e strumenti di intervento. È anche in agenda un convegno, “Progetto Sicurezza”, al Palazzo delle Stelline di Milano dall’1 al 3 luglio.

Secondo l’Aias, il 27% dei lavoratori, quindi in pratica uno su quattro, soffre di stress legato alla propria attività professionale, e questo causa oltre la metà delle giornate di lavoro perse in un anno. Si tratta di un valore superire alla media europea, dove lo stress interessa il 22% delle persone impiegate, con un costo di circa 20 miliardi di euro all’anno fra giornate lavorative perse e costi sanitari.

Ci sono anche studi che evidenziano un conto ancora più salato. Per esempio, un’indagine del 2009 dell’European Heart Journal mostra come il solo trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide direttamente sull’economia del Vecchio Continente per un totale di 44 miliardi di euro. La perdita in termini di calo della produttività è pari a 77 miliardi di euro.

«Lo stress legato al lavoro rappresenta un rischio non certo nuovo, ma sicuramente emergente, per la diffusione che sta avendo in Italia e in tutta Europa», spiega il presidente di AIAS, Giancarlo Bianchi, secondo cui il fenomeno può essere destinato ad aumentare nel futuro.

Bianchi ritiene che la valutazione richiesta dal legislatore «non debba essere considerata l’ennesimo appesantimento burocratico a cui aderire solo in maniera formale per evitare sanzioni», ma possa rappresentare per i datori di lavoro «un’opportunità concreta» per «riflettere sulla propria realtà, per trarre miglioramenti organizzativi» e anche «vantaggi economici».

L’Aias propone una valutazione del rischio attraverso un’analisi oggettiva dei dati statistici aziendali, per avere un quadro della realtà organizzative e una valutazione soggettiva che indaghi sulla percezione dello stress sull’intera struttura, da effettuare per esempio attraverso interviste o focus group.

Sulla base dei dati raccolti, si possono prevedere programmi migliorativi, che possono riguardare «l’ottimizzazione di flussi e procedure, la riorganizzazione interna delle risorse o la possibilità di dare ai lavoratori strumenti di gestione dello stress come, per esempio, l’attivazione di progetti di counselling e di servizi di supporto personale o familiare».
In genere, spiega Bianchi, «il documento nasce dal presupposto che è fondamentale effettuare un’analisi» completa per comprendere il fenomeno da valutare, per passare poi al secondo passo rappresentato appunto dalla definizione degli interventi migliorativi «che possono essere finalizzati all’eliminazione degli aspetti organizzativi fonte di stress e disagio oppure al mettere a disposizione strumenti adeguati per valutare correttamente il proprio lavoro».

IL documento sarà discusso e illustrato nel dettaglio al convengo di inizio luglio, e quindi sarà trasmesso alla competente Commissione interministeriale che sta stendendo le linee guida per la valutazione del rischio nelle aziende.

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