Riconoscere la propria vocazione personale

di Fabrizio Scatena

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Essere consapevoli della propria vocazione professionale può aprire la strada del successo, ma è importante il supporto dei manager senior

Conoscere la propria vocazione professionale può trasformare una persona qualsiasi seria, disciplinata e competente, ma per certi aspetti mediocre, in un lavoratore eccellente.

Se una persona è pronta a cogliere un’opportunità essendo consapevole dei propri punti di forza e della metodologia di lavoro individuale, potrà raggiungere livelli di performance inaspettate.

Il concetto di vocazione è stato analizzato magistralmente da Max Weber, uno dei massimi sociologi mai esistiti. Nella sua nota opera L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Weber ha visto nella Beruf, che significa insieme professione e vocazione, uno de fattori che ha favorito lo sviluppo del capitalismo.

L’adempimento dei propri doveri professionali con una metodica condotta di vita, era una caratteristica fondamentale per gli uomini protestanti, che vedevano appunto nel lavoro un mezzo per integrarsi nella società e trovare così il favore di Dio.

L’analisi sociologica di Weber, anche se circoscritta all’etica protestante, ha ben evidenziato il legame che c’è fra una determinata professione e l’ascesa sociale ed economica, di chi con i propri sforzi individuali riesce ad affermarsi nella vita quotidiana.

Non sempre però le persone, e spesso gli individui di grande talento, sanno con chiarezza quale sia la propria vocazione. Secondo Philip Drucker, le persone che non si sentono pienamente realizzate, ma che avvertono delle potenzialità inespresse, dovrebbero porsi tre domande:

  • Quali sono i miei punti di forza?
  • Come lavoro?
  • Quali sono i miei valori?

Le risposte a queste tre domande costituiscono già una buona base per capire come canalizzare le propria volontà, sia rispetto al ruolo occupato nella struttura sociale sia rispetto alla propria scala di valori, fondamentale per agire in coerenza con gli obiettivi da raggiungere.

Ma non sempre i singoli individui sono capaci di autoanalizzarsi, per capire su quali aree lavorare per migliorarsi, e raggiungere performance superiori.

A questo problema dovrebbero porre più attenzione i “manager navigati” e dedicare del tempo alla coltivazione dei più giovani. Non ci dimentichiamo che uno dei compiti del management è proprio lo sviluppo delle persone, un lavoro utile per favorire la ricerca della vocazione individuale di dipendenti e collaboratori.

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