L?effetto boomerang dei multitaskers

di Chiara Basciano

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Scegliere buoni collaboratori è indispensabile. Una ricerca americana consiglia di alzare la guardia davanti ai multitaskers estremi.

Poter contare su validi collaboratori è certamente un punto di forza, e avere al fianco persone capaci di districarsi simultaneamente in più situazioni può essere talvolta determinante. Tutto vero, anche se un recente studio dell’Università dello Utah mette in guardia i manager nella scelta di persone troppo sbilanciate verso il multitasking, che potrebbero rivelarsi inadatte al ruolo da ricoprire.

Questo accadrebbe intanto perché i risultati dello studio danno ragione a coloro che affrontano un problema alla volta, concentrandosi adeguatamente su di esso, piuttosto che coloro i quali tentano di districarsi simultaneamente tra più mansioni, finendo per perdere più tempo che altro. E poi perché i “multitaskers” hanno una smisurata fiducia in se stessi (ben il 70% si definisce sopra la media per quel che riguarda l’elaborazione in multitasking) e questo non è sempre un buon segnale, in particolare – come in questo caso – quando fa finire il soggetto fuori dalla realtà.

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Infine, esiste una correlazione tra i livelli di impulsività e la ricerca di emozioni di un soggetto e la sua propensione al multitasking. Un altro elemento da tenere presente, visto che non sempre queste due caratteristiche fanno rima con business. Meglio quindi fare attenzione nella scelta dei propri collaboratori, e magari preferire quelli capaci di lavorare ponendosi degli obiettivi di volta in volta raggiungibili, piuttosto che affidarsi a qualcuno che appare o si descrive come una “piovra”, ma che poi in realtà potrebbe rivelarsi una zavorra.

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