Motivare il team. Gli errori da non commettere

di Chiara Basciano

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I rischi che si annidano dietro le tattiche con cui solitamente si tende a motivare il proprio team.

Minda Zetlin, la presidentessa dell’American Society of Journalists and Authors, analizza le tattiche con cui solitamente si tende a motivare il proprio team, e rileva come alcune di esse possano rivelarsi controproducenti, a breve o lungo termine, e raggiungere il risultato opposto.

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Come nel caso dei soldi, la più comune tra le “armi” usate per incentivare gli sforzi. «Quando diventano l’unica motivazione, i soldi si rivelano controproducenti», afferma la Zetlin. La ricetta per evitare il problema sta nel riconoscimento del lavoro svolto, che assegna – insieme al denaro – il vero valore dell’opera.

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Anche la paura può rivelarsi un’arma a doppio taglio sul lungo periodo. Seppure può dare qualche risultato al principio, poi mina la fedeltà nel gruppo, riduce al minimo le capacità di innovazione e farà di certo scappare per primi quelli che nel vostro team sono gli elementi migliori, i quali finiranno ad arricchire la concorrenza.

Discorso analogo per gli stimoli dettati dalla competizione. Ammesso qualche risultato sul breve periodo, sul lungo non potranno che emergere problemi legati all’esasperazione della competizione. Così come la collaborazione all’interno del team diventerà via via più difficile da realizzare. Attenzione infine alle lodi, e alla quantità delle stesse. Qualora ci fosse bisogno di riconoscere uno sforzo fuori dell’ordinario, esse sono perfette per l’occasione. Ma se si tratta di spandere lodi a destra e sinistra senza dar loro la giusta importanza, finiranno inascoltate e arriveranno prive del necessario senso.

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