A proposito di motivazione

di Chiara Basciano

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Concentrarsi su come il nostro lavoro contribuisca ad aiutare altre persone. Questo il prezioso suggerimento di Adam Grant.

Per comprendere il ragionamento basta pensare alla mattina di un lunedì qualsiasi, quando qualcosa come 300 e-mail attendono risposta sul proprio client. Da un lato si è tentati dal rimuovere l’intero pacchetto, dall’altro si può pensare che ogni singola risposta potrà essere d’aiuto per il ricevente, e mettere quanta più qualità possibile tenendo a mente l’utilità dello sforzo prodotto.

Il secondo atteggiamento è quello promosso dallo psicologo Adam Grant, professore a Wharton nonché riferimento sicuro per quelli di Google, quando c’è da risolvere qualche problematica legata alla motivazione di dirigenti e dipendenti. Queste le sue parole: «la più grande fonte non sfruttata di motivazione è quella di concentrarsi su come il nostro lavoro contribuisca ad aiutare altre persone, piuttosto che contribuire al proprio interesse personale».

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Un concetto tutt’altro che teorico, provato anzi da esperimenti condotti dallo stesso professor Grant. Come nel caso di un call center dedito alla raccolta fondi per la scolarizzazione minorile, dove una testimonianza diretta di un ragazzo che aveva usufruito degli aiuti, portata di fronte al “plotone” dei dipendenti, aveva portato in poco tempo a una maggiore consapevolezza e partecipazione gli impiegati, con risultati importanti anche per quel che riguarda il business. Dopo 30 giorni i risultati parlavano infatti di telefonate più lunghe del 142% e di 171% in più di donazioni ricevute.

Riconoscere l’utilità del proprio operato giova quindi certamente alla qualità del lavoro, e nello stesso tempo non incide che in maniera positiva sul business.

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