L?ambiente di lavoro perfetto

di Chiara Basciano

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I consigli di Christopher Coleman di Google per creare l?ambiente più adatto dove svolgere il lavoro.

Ascoltare ciò di cui i dipendenti hanno bisogno. Questa la regola principale di Christopher Coleman, global design director di Google, nel descrivere le modalità con cui a Mountain View cercano il modo di non far scappare alcun talento, ma anzi di attirarne quanti più possibile.

«Abbiamo scoperto che hanno bisogno di una buona dose di diversità», le parole di Coleman, che di seguito illustra anche il modo in cui si pensa agli spazi lavorativi a Google: «creiamo molti luoghi diversi, così la gente può essere più produttiva possibile, dalle sale conferenze formali e informali fino all’apertura di spazi per fare stretching e zone per lo yoga e palestre». Le domande e i questionari sottoposti a dipendenti e ex dipendenti insomma sono ben ascoltati, e l’azienda fa in modo che la realizzazione delle idee dei dipendenti li faccia sentire a loro agio. Come se loro stessi avessero disegnato il luogo dove svolgere il lavoro.

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«Uno degli ultimi servizi che abbiamo fornito sono delle micro-cucine – prosegue Coleman – che sono subito diventate il miglior posto dove incontrarsi e riunirsi prima di iniziare la giornata lavorativa. Ora abbiamo micro-cucine che sono librerie, micro-cucine che sono sale giochi. Adesso stiamo testando tre diversi sistemi di ventilazione, sei sistemi di illuminazione e mobili da circa 10 produttori».

Investire insomma sulla propria forza lavoro, secondo Google, si rivela fondamentale. Ma costerà un occhio della testa pensare così tanto al benessere dei propri dipendenti? Coleman non ha dubbi, e risponde: «Il nostro approccio al design è molto frugale. È fondamentale caratterizzare le nostre creazioni, non tanto spendere soldi qua e là». Parafrasando “Frankenstein Junior” verrebbe da esclamare: “Si può fare!”.

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