Se il manager si dà alla meditazione trascendentale

di Chiara Basciano

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Anche Rupert Murdoch si dà alla meditazione trascendentale, una pratica in voga tra dirigenti e manager.

L’ultimo ad aver ammesso di esservisi avvicinato è il magnate Rupert Murdoch, che lo scorso 21 aprile twittava come si stesse applicando nella pratica della meditazione trascendentale, che “everyone recommends” – ovvero ognuno raccomanda – anche se, e sono di nuovo parole sue, “non è così facile iniziare”.

Sembra essere questa dunque la nuova passione dei manager, un tentativo di rilassamento del corpo e della mente che unisce Ray Dalio, CEO di Bridgewater Associates, il quale offre ai suoi dipendenti sedute di meditazione gratuite, e Rick Goings, CEO di Tupperware, che ha appreso la tecnica direttamente da Maharishi Mahesh Yogi, colui che la fece conoscere all’occidente verso la fine degli anni Cinquanta.

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La tecnica alla base della meditazione trascendentale prevede sessioni di alcuni minuti di uno stato libero dai pensieri, con l’obiettivo di raggiungere lo stato in cui la mente è silenziosa ma allo stesso tempo pienamente vigile, definito come il momento dell’incontro tra l’intelligenza individuale e quella cosmica.

E dopo aver fatto breccia nella mente e nel corpo di personaggi del calibro dei Beatles, la meditazione trascendentale sembra convincere anche dirigenti e uomini d’affari circa la sua bontà e l’effetto benefico apportato all’organismo. Un effetto che Vidal Sassoon, fondatore dell’omonimo marchio e anch’egli seguace delle tecniche meditative di Maharishi, considerava come la chiave della consapevolezza di sé.