Leader si nasce o si diventa?

di Chiara Basciano

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I dati di una ricerca condotta dal dottor Jan-Emmanuel De Neve mostrano la predisposizione genetica alla leadership.

«Abbiamo identificato un genotipo, chiamato rs4950, che sembra essere associato con la capacità di leadership». Questa la rivelazione del dottor Jan-Emmanuel De Neve della UCL School of Public Policy, che prosegue: «La concezione convenzionale – ovvero che la leadership sia una competenza – rimane in gran parte vero, ma siamo stati capaci di dimostrare che è anche, in parte, una caratteristica genetica».

Ecco che dunque diventa più difficile rispondere alla domanda se leader si nasca oppure si diventi, grazie alle conquiste della scienza. Lo studio, pubblicato su Leadership Quarterly, è il primo a individuare una specifica sequenza di DNA associato alla tendenza degli individui ad occupare una posizione di leadership. Analizzando i dati provenienti da due grandi studi epidemiologici, il National Longitudinal Study of Adolescent Health e il Framingham Heart Study, il team di ricerca internazionale, che ha incluso accademici di Harvard, New York University, e la University of California, ha concluso che un quarto della variazione osservata nel comportamento di leadership tra gli individui può essere spiegato da geni tramandati dai loro genitori.

Il 75% della capacità di leadership rimane perciò in capo alle situazioni ambientali e culturali, ma si aprono scenari interessanti nella selezione dei manager del futuro, che (chissà) potrebbero essere scelti anche dando un’occhiata al patrimonio genetico, oltre che al curriculum. «Anche se la leadership deve ancora essere pensata prevalentemente come una competenza da sviluppare, la genetica – e in particolare, il genotipo rs4950 – può anche svolgere un ruolo significativo nel predire chi ha più probabilità di occupare ruoli di leadership», sono le parole del professor De Neve.

Il quale così conclude: «Se vogliamo veramente capire la leadership e il suo effetto sui risultati organizzativi, istituzionali, economici e politici, dobbiamo studiare sia la natura che la cultura».