L?eccellenza operativa passa dalle risorse umane

di Chiara Basciano

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Lo dicono i risultati della terza edizione del benchmarking internazionale di Bonfiglioli Consulting sull?eccellenza operativa delle imprese.

Lo dicono chiaramente i risultati della terza edizione del benchmarking internazionale di Bonfiglioli Consulting sull’eccellenza operativa delle imprese: innovazione e internazionalizzazione sono i due ambiti strategici dove investire, ma – come confermato dall’amministratore delegato Michele Bonfiglioli – «saranno le risorse umane il fattore chiave su cui sarà necessario incidere maggiormente nei prossimi anni».

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L’indagine, che si è focalizzata su 3 parametri principali (operations, innovation, sustainability), ha coinvolto un campione di 200 aziende manifatturiere di Italia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Belgio, Spagna, Giappone e Stati Uniti. Dai dati emerge come il 71% delle aziende dichiari di avere una precisa strategia volta al raggiungimento dell’eccellenza operativa, con una crescita rispetto al 2010 di 8 punti percentuali. Una strategia che passa così dalla revisione del numero degli addetti come dalle politiche di riduzione dei costi, senza che ciò però incida sulla qualità del prodotto finale. Quasi tutte le aziende, in particolare l’81% delle italiane e il 71% delle estere, hanno l’obiettivo di differenziarsi attraverso un migliorato livello di servizio.

«La maggior ricchezza delle aziende è a portata di mano – prosegue Bonfiglioli – e non servono investimenti ingenti per trovarla: ogni azienda ha dentro di sé quei talenti che se scoperti e coltivati, possono garantire il successo e il futuro ed è solo valorizzando e capitalizzando al massimo questi talenti, conoscenze e competenze che sarà possibile fare quel salto di qualità necessario per competere nella sfida globale». E anche il management dichiara di essere coinvolto in questo processo di cambiamento, incoraggiando l’iniziativa dei singoli a proporre modifiche e miglioramenti. «Un approccio che – sempre secondo Bonfiglioli – rappresenta una delle tecniche del miglioramento continuo».

I punti deboli che emergono riguardano sia la standardizzazione, ossia, la capacità di riconoscere e diffondere le best practice aziendali, sia, e il discorso interessa in particolare il nostro paese, gli investimenti in innovazione. Se in media infatti nelle aziende estere si investe il 10% del fatturato in ricerca e sviluppo, le aziende italiane tornano a confermarsi quelle che in assoluto investono di meno in innovazione (3%).

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