Valorizzare la leadership

di Chiara Basciano

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Imparare la leadership è possibile, ma la base deve essere innata

Avere un punto di riferimento in ambito lavorativo è importante per stimolare i talenti e dare sicurezza. Ma non sempre i dirigenti incarnano il leader ideale. La leadership infatti ha a che fare con la capacità di influenzare gli altri e di motivare i dipendenti.

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Il livello più alto di leadership si raggiunge quando si arriva ad incarnare i valori stessi dell’azienda, diventando un faro per i dipendenti e motivandoli tramite l’esempio. Se si arriva a questo livello il coinvolgimento dei dipendenti diventerà una cosa naturale tanto da considerare possibili benefit e bonus qualcosa in più e non il centro dell’interesse del lavoro, come invece troppo spesso succede.

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Gli esperti distinguono tra leader Transformational e Transactional. I primi sono carismatici e si comportano in maniera da essere ammirati, tanto che i dipendenti tendono a volersi  identificare in loro,  i secondi invece sono più pragmatici e puntano a raggiungere degli obiettivi  mettendo  in evidenza i vantaggi che ne deriveranno per ognuno.

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Secondo gli studi le capacità di leadership sono innate per il 30% e si imparano per il restante 70%. Allora ecco come si può essere un buon leader: tenendo riunioni almeno ogni tre mesi, definendo obiettivi e strategie, mettendo in risalto i vantaggi e le eventuali ricompense; evitando minacce e punizioni e stabilendo relazioni serene; essendo sempre disponibile per ogni tipo di confronto; promuovendo una visione ottimista e positiva dell’azienda e creando un’identità condivisa del team.

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