Recruiting: strategia a prova di scienza

di Teresa Barone

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Se i recruiters sono tre o cinque aumentano le chance di assumere la risorsa giusta, senza commettere errori.

Nel processo di selezione del personale e di valutazione di un candidato potrebbe non essere sufficiente il parere di un solo recruiter.

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Una seconda (e anche terza) opinione rappresenta una garanzia in più, una strategia per non rischiare errori di valutazione assumendo una risorsa destinata a rivelarsi inadatta a ricoprire un determinato posto in azienda.

Questa teoria ha un fondamento scientifico, come spiega una recente ricerca del Behavioural Insights Team condotta nel Regno Unito: stando agli esiti dello studio, anche durante gli iter di selezione più semplici la presenza di un solo recruiter ha condotto ad assunzioni sbagliate nel 16% dei casi. Una percentuale che scende fino al 6% se i selezionatori sono tre, portandosi all’1% quando il candidato viene esaminato da 5 responsabili.

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Di fronte a una selezione maggiormente complicata (quando, ad esempio, ci si trova di fronte candidati molto simili e qualificati), un solo recruiter ha effettuato la scelta giusta solo nel 49% dei casi, mentre un team di tre selezionatori ha avuto successo nel 72% dei casi.