Gamification: soft skills sotto la lente

di Teresa Barone

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Da Sorgenia-Laborplay una best practice che illustra come la gamification rappresenti una risorsa in fase di selezione.

I colloqui formali non rappresentano più l’unica strategia possibile per selezionare e assumere millennials, giovani risorse che possono essere valutate in modo più efficace mettendo in pratica tecniche innovative e basate sulla gamification.

=> La formazione è un gioco

Tra le best practice nell’utilizzo di risorse di selezione alternative compare la recente campagna di selezione promossa da Sorgenia e gestita da Laborplay, iniziativa tenutasi a Milano per selezionare venti nuovi talenti da inserire in azienda con un contratto di stage finalizzato alla successiva assunzione.

Una giornata di selezione che ha visto sei squadre sfidarsi a rotazione monitorati da psicologi esperti, pronti a valutare in tempo reale le performance dei singoli e far emergere le soft skills individuali.

Nella fase di preselezione, inoltre, è stato inviato ai candidati #PlayYourTest, strumento sviluppato e validato scientificamente da Laborplay per valutare le soft skill sulla base dell’analisi di preferenze e abitudini di gioco.

«Il gioco è un potente strumento funzionale: ci consente di sperimentare azioni e comportamenti per il futuro e di esprimere a pieno e a qualsiasi età la nostra personalità, senza maschere né mediazioni – ha affermato Andrea Mancini, Managing Partner di Laborplay. – Il videogioco rappresenta oggi un codice sociologico sempre più diffuso e condiviso, fondamentale per comprendere e valutare il continuo apprendimento di competenze trasversali e soft skills.»

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