Lavoro in banca: trend e retribuzioni

di Redazione PMI.it

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Come cambia il lavoro nel comparto bancario alla luce delle innovazioni tech e della diminuzione degli sportelli su tutto il territorio.

Come sta cambiando il lavoro in banca? Quali i trend e le opportunità future per i professionisti del settore? A queste e altre domande cerca di rispondere il report “Lavorare in banca, un mondo in evoluzione” realizzato dall’Osservatorio monetario in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa, documento che fa luce anche sulla dinamica delle retribuzioni del comparto.

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Occupazione

Con la riduzione del 20% degli sportelli in Italia nell’arco di un decennio, il lavoro in banca ha subito notevoli cambiamenti e l’avvento delle tecnologie informatiche ha avuto un impatto negativo dal punto di vista occupazionale.

Secondo la relazione, a essere penalizzati sono stati coloro che lavorano nella fascia intermedia delle competenze, mentre i lavoratori chiamati a svolgere mansioni più basse riescono a trovare più facilmente una seconda ricollocazione in altri settori. L’impatto è stato positivo, invece, per le competenze elevate che sono complementari alle nuove tecnologie e difficilmente sostituibili.

Da questo deriva un aumento della richiesta di soft skills, come abilità comunicative e relazionali, capacità di leadership e creatività.

Retribuzioni

Dal punto di vista retributivo, nell’arco degli ultimi quindici anni i livelli retributivi bancari sono sempre stati superiori rispetto agli altri settori: nel ramo bancario è a partire dai 30 anni che a crescere sono le paghe percepite dai lavoratori uomini a elevata retribuzione, rallentando dopo i 40; la carriera salariale del bancario mediano cresce invece molto più modestamente.

La stessa dinamica coinvolge anche le colleghe donne, evidenziandosi con minore intensità. A tal proposito, il report evidenza come siano ancora presenti significative differenze di genere in termini di salari e carriere, sebbene l’Italia mostri una percentuale inferiore alla media europea. Le donne, tuttavia, sono ancora poco presenti nei “board of directors” dei principali istituti di credito e società di investimento europee e nazionali.

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