Expo 2015, inizia l’era di Sala

di Barbara Weisz

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Il nuovo direttore generale raccoglie l'eredità di Lucio Stanca, che ha messo a punto il master plan ma ha sollevato polemiche. Il nodo dei terreni

Non è un compito facile quello che attende Giuseppe Sala, nuovo direttore generale dell’Expo milanese. L’ex city manager del capoluogo lombardo, da ieri ufficialmente nominato dal cda della società dell’esposizione universale in sostituzione dell’ad Lucio Stanca, è il terzo numero uno che si succede ai vertici della società che ha il compito di organizzare l’evento.

All’appuntamento mancano cinque anni, ma in realtà ci sono scandeze molto più ravvicinate, a cominciare da quella del prossimo ottobre, data entro la quale il bureau di Parigi vuole che sia risolta la questione dei terreni. Sala raccoglie l’eredità di Stanca, che ha messo a punto il master plan ma che se ne è andato in un clima particolarmente teso, criticato da più parti, ma soprattutto dal presidente della società dell’Expo 2015, Diana Bracco.

All’inizio del giugno scorso, la manager, ex numero uno di Assolombarda, ha messo nero su bianco in una missiva spedita a soci e consiglieri le critiche alla gestione di Stanca in ordine a una serie di temi: le spese, i programmi di contenimento del budget, i ritardi organizzativi. Ma se questo è stato l’episodio probabilmente più duro, le prese di distanza dall’ormai ex ad negli ultimi tempi erano arrivate da diverse parti. Molte iniziative promozionali, ma scarso coinvolgimento delle aziende e in genere una progettualità insoddisfacente, unita a una scarsa attenzione alla compatibilità di bilancio: queste, a grandi linee, le critiche di fondo.

E adesso arriva Sala. Cinquantenne, laureato in Bocconi, una carriera iniziata in Pirelli e proseguita nel gruppo Telecom e poi in Nomura fino al gennaio 2009, quando è stato nominato direttore generale del Comune di Milano (incarico che ha lasciato per poter guidare l’Expo).

«Il mio obiettivo – ha dichiarato ieri uscendo dal cda che lo aveva appena nominato – è quello di lavorare intensamente 6 mesi per arrivare a un piano operativo che renda conto, in maniera fattiva, del lavoro dei prossimi 5 anni». Un punto su cui è stato chiaro fin dall’inizio riguarda l’effettivo potere delle deleghe: «se hanno chiamato un manager come me l’autonomia che richiedo è assolutamente piena», in vista di una «fase più operativa».

La posta in gioco è alta, in teoria nel prossimo autunno se Milano non dovesse riuscire a rispettare gli impegni il Bie (Bureau International des Exposition di Parigi) potrebbe revocare il progetto. Il primo punto da affrontare è quello dei terreni: acquistarli (secondo una linea gradita alla Regione Lombardia) o prenderli in comodato d’uso (ipotesi questa caldeggiata da Comune e Provincia)? «Ci siamo presi l’impegno di arrivare a una soluzione entro lunedì prossimo», ha spiegato Sala, dopo aver detto che «sulle aree stanno lavorando gli uffici tecnici e gli avvocati».

La questione è fondamentale per una serie di motivi: a parte che bisogna decidere definitivamente per rispettare tempi e regole imposti dal Bie, in ballo c’è la destinazione delle aree dopo l’esposizione del 2015.

Oggi primo appuntamento parigino per Sala, con l’assemblea generale del Bureau International del Exposition. Da domani, la strada è tutta in salita. Qualche decisione il manager l’ha già annunciata. La sede sarà spostata da Palazzo reale alla Bovisa, dove c’è già il quartier generale operativo degli architetti al lavoro sul master plan. E il suo stipendio, ha detto, sarà più basso di quello di Stanca (che era pari a 300mila euro più 150 variabili). In genere, fra le nuove parole d’ordine sembra esserci la sobrietà, in vista di un appuntamento per organizzare il quale bisogna, fra le altre cose, far quadrare i conti.