Donne manager? Sempre meno

di Barbara Weisz

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Nel 2010 il numero di dirigenti donne è diminuito rispetto ai manager uomini. Trend di crescita nullo per le signore nei CdA: indagine Cerved

Come si sa, le donne manager in Italia sono poche, anzi pochissime. E come se questo non bastasse, il numero è in diminuzione. Lo rileva l’indagine condotta da Cerved Group sulle aziende con oltre 10 milioni di fatturato, quotate e non.

E questo, come sottolinea Alessandra Romanò, direttore operativo di Databank, divisione Cerved Group, “nonostante l’ampio dibattito sorto intorno al tema delle quote di genere nei consigli di amministrazione“.

Ma vediamo i dati dell’indagine. Nel 2010 in termini assoluti il numero delle donne dirigenti è addirittura sceso, 115mila dopo le 128mila del 2009″. Le manager sono numericamente diminuite più dei colleghi uomini, e il loro peso sul totale dei dirigenti è passato al 26,9% dal precedente 27,5%.

Passando alla composizione dei cda, a fine 2010, era pari al 46% il numero di imprese che aveva almeno una signora fra gli amministratori, dunque meno della metà: “al ritmo osservato degli ultimi tre anni bisogna aspettare fino al 2022 perchè le imprese miste diventino la maggioranza“. Significa altri 11 anni.
Fra l’altro, le donne nel board si concentrano nelle aziende minori e diventano via via più rare con il crescere delle dimensioni dell’impresa. Nelle società con almeno 200 milioni di ricavi, solo il 36% ha almeno una donna in cda, quindi una decina di punti sotto la media, e scende al 7,8 la percentuale di quelle che hanno almeno il 30% di donne (che sarebbe la soglia prevista dalla legge in discussione alle Camere). Qui è evidente la differenza fra aziende grandi e piccole, visto che in questo ultime (fra i 10 e i 50 milioni di fatturato), il numero di chi ha già il 30% di signore in consiglio sale al 28%.

Per non parlare della scarsità di quote rosa sulla poltrona di vertice. Il numero di amministratori delegati donne è a fine 2010 al 9,3%, sostanzialmente in pari rispetto al 2009 (c’è una marginale crescita dello 0,1%). Anche qui, meglio le piccole, che hanno un capo donna nel 10% dei casi (contro il 4,1% delle grandi, percentuale fra l’altro in calo rispetto al 4,5% del 2009).

Analizzando solo le aziende che hanno cambiato il grande capo fra il 2009 e il 2010, si vede che la scelta è ricaduta su un uomo nel 90% dei casi. Un dettaglio? Quelle che avevano una guida maschile, hanno nominato un uomo nel 92% dei casi, quelle che invece avevano un capo donna hanno scelto un uomo nell’81,8% dei casi.
L’ad è piu’ facilmente una donna quando ha meno di 35 anni: in questa fascia di età si trova un 29,4% di Ceo in rosa, mentre il numero scende all’8,2% sopra i 45 anni (risale leggeremte, al 9,6% fra i top manager over 65).

Da sottolineare che la distribuzione dei capi per età vede il maggior numero concentrarsi fra gli over 45.
Il problema risiede nel fatto che ci sono troppo poche donne che lavorano, molte signore che il lavoro lo abbandonano (ad esempio, dopo la maternità), poche donne che riescono a raggiungere le posizioni di vertice. Perche’ se le manager sono decisamente poche rispetto agli uomini, le impiegate sono invece in maggioranza, quasi al 60%.