Investimenti stranieri: quali prospettive

di Chiara Basciano

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Lieve ripresa per l'Europa, ma l'Italia ancora stenta a raggiungere gli altri paesi

Cresce, seppur di poco, il flusso degli investimenti esteri diretti. Le percentuali non superano ancora il periodo precedente alla crisi, ma il 9% in più raggiunto nel corso del 2013 fa sperare in un andamento positivo.

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Lo studio condotto da Monte dei Paschi di Siena, L’Italia e l’attrazione degli investimenti esteri, analizza proprio la situazione degli investimenti esteri diretti, evidenziando come il nostro paese abbia valori positivi in termini incrementali, essendo arrivata a 16,5 miliardi di dollari rispetto ai 93 milioni di dollari del 2012.

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Eppure l’Italia ha uno stock di FDI pari alla metà di quello tedesco ed a quasi un terzo di quello francese, ciò a causa di grossi ritardi in termini di trasparenza fiscale, di facilità nel fare business, di enforcement dei contratti e di gravi lentezze nella giustizia civile.

In generale, in Europa, si nota una tendenza a far tornare la produzione nei paesi d’origine, infatti la manodopera più costosa viene bilanciata da un tipo di lavoro più specializzato. I paesi che beneficeranno maggiormente di questo fenomeno sono quelli caratterizzati da incentivi fiscali e finanziari. L’Italia purtroppo non rientra tra questi e non sarà attrattiva ancora per un po’ se le cose non cambieranno, pur avendo settori di un certo interesse come l’energia pulita e l’alta tecnologia.

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Germania, Francia e Regno Unito sono invece le mete più ambite anche se non raggiungeranno i paesi in via di sviluppo prima del 2016, considerato che nel 2013 il deflusso di fondi dai paesi in via di sviluppo ed in transizione è stato pari al 39% del deflusso mondiale, più di tre volte superiore a quanto ammontava nel 2000.

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