Boom per il social lending

di Chiara Basciano

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Addio vecchi usurai, arriva il social lending che regola i prestiti tra privati

Spuntano come funghi, vista la richiesta sempre crescente, i siti dedicati al social lending, un fenomeno che sta prendendo piede anche in Italia e promette di diventare in breve tempo uno dei modi migliori per investire e per ottenere un prestito. Il luogo di elezione del social lending rimane in ogni caso l’America, basti pensare che Lending Club, lanciato nel 2007, è arrivato a 3,7 miliardi di dollari di prestiti, con una crescita esponenziale nell’ultimo capace di attirare l’interesse di Google che vi ha investito 125 milioni di dollari.

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Il concetto è semplice, piccole aziende o privati hanno bisogno di un prestito e si rivolgono a siti specializzati e autorizzati dalla Banca d’Italia entrando in contatto diretto con l’investitore. Niente più intermediari quindi, ma rapporti diretti e semplici che consentono di realizzare un sogno o di iniziare attività che altrimenti rimarrebbero sulla carta.

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Il social lending, accanto al crowdfunding, è un fenomeno in espansione, che diventa una vera e propria rivoluzione se si pensa che non è possibile per tutti chiedere prestiti in Banca, e ciò ha sempre causato un’esclusione o peggio, una caduta nella spirale di strozzini senza scrupoli.

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Naturalmente è importante rivolgersi a siti trasparenti, controllandone la validità, e fare un raffronto con i canali di prestito tradizionali. In generale i tassi di interesse per il social lending hanno valori anche del 6 o 7% in meno rispetto alle Banche, ma è bene conoscere il mercato e i suoi valori prima di avventurarsi nella richiesta di un prestito.