Quasi la metà degli immobili ristrutturati con il Superbonus e altri incentivi edilizi, sottoposti a verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate, sono risultati irregolari: i proprietari non hanno completato l’aggiornamento catastale entro i tempi previsti. Lo sottolinea il nuovo Documento di Finanza Pubblica presentato il 22 aprile 2026, che illustra gli esiti delle verifiche portate avanti dall’Agenzia delle Entrate per accertare l’adeguamento delle rendite in Catasto successivamente al beneficio ricevuto.
L’adempimento è obbligatorio al termine dei lavori che abbiano prodotto una variazione della rendita catastale superiore al 15% del valore originario dell’immobile. Per questi proprietari, il rischio è di subire sanzioni da 1.032 fino a 8.264 euro per unità immobiliare, oltre al blocco di qualsiasi atto notarile sull’immobile.
Controllo rendite catastali dopo il Superbonus
Le lettere di compliance inviate dall’Agenzia delle Entrate nel corso del 2025 — prima 3.300 ad aprile rivolte agli immobili fantasma, poi altre 12.000 a ottobre per unità con anomalie tra bonus fruito e rendita — hanno portato a circa 3.500 controlli preliminari conclusi entro il 31 dicembre. I risultati, certificati dal DFP 2026, fotografano una situazione poco rassicurante:
- per 1.050 immobili l’aggiornamento è stato completato in modo corretto;
- per 900 immobili non c’è stata la necessità di procedere con l’aggiornamento catastale, in assenza di opere che hanno inciso sulla rendita;
- per 1.550 immobili, il Fisco ha segnalato la necessità di procedere con la regolarizzazione non ancora completata.
Il programma di verifiche è destinato a intensificarsi nettamente nei prossimi anni. Il DFP 2026 prevede l’invio di 120.000 comunicazioni tra il 2026 e il 2028: 20.000 nel 2026, 40.000 nel 2027 e 60.000 nel 2028.
Dichiarazione spontanea o rendita presunta
Una nota positiva riguarda l’incremento del 25% delle dichiarazioni di variazione spontanee rispetto al 2024: nel 2025 ne sono state presentate circa 70.000, segnale che la campagna di lettere di compliance sta producendo effetti. Chi si mette in regola volontariamente prima della contestazione formale – entro 90 giorni dalla violazione – può infatti ridurre la sanzione a 172 euro tramite ravvedimento operoso.
I proprietari che ricevono la lettera e non provvedono a mettersi in regola rischiano una sanzione da 1.032 a 8.264 euro per ogni unità immobiliare ai sensi dell’art. 2, comma 12, del D.Lgs. 23/2011, l’attribuzione di una rendita presunta da parte dell’Agenzia con effetti immediati su IMU e TARI e il blocco di vendite, affitti e donazioni dell’immobile fino alla regolarizzazione.