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Superbonus Salvacondomini 2026: ipotesi scudo fiscale contro la restituzione dei crediti

di Anna Fabi

23 Febbraio 2026 10:13

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Governo al lavoro su un decreto fiscale per non far perdere il credito ai proprietari di immobili sui lavori Superbonus rimasti incompleti: le anticipazioni sullo scudo Salvacondomini 2026.

Il Ministero dell’Economia sta definendo i dettagli del cosiddetto Decreto Salvacondomini 2026. Allo studio ci sarebbe un provvedimento fiscale, atteso in Consiglio dei Ministri entro la fine di febbraio, mirato a sterilizzare gli effetti fiscali negativi per migliaia di proprietari che non sono riusciti a ultimare i cantieri legati al Superbonus entro le scadenze originarie. L’obiettivo è prevenire un’ondata di contenziosi legati alla decadenza dei benefici per il mancato raggiungimento del salto di due classi energetiche.

Cosa prevede lo scudo Salvacondomini 2026

La bozza del provvedimento introduce una deroga specifica al principio di “globalità dell’intervento”. Secondo le norme attuali, se il cantiere Superbonus non viene terminato secondo il progetto iniziale, l’Agenzia delle Entrate può richiedere la restituzione integrale delle detrazioni maturate sui SAL (Stati di Avanzamento Lavori) intermedi.

Lo scudo 2026 punta invece a cristallizzare il diritto al credito per le opere effettivamente eseguite e asseverate fino al 31 dicembre 2025. Nello specifico, la norma andrebbe a completare il percorso iniziato con il DL 212/2023 (il primo “Salva-Spese”), estendendo la protezione anche ai lavori certificati nel corso del 2024 e del 2025 che risulterebbero altrimenti “scoperti”.

I pilastri della sanatoria allo studio prevedono:

  • mantenimento della detrazione per i lavori parziali anche in assenza dell’ultimazione del cantiere;
  • protezione contro l’obbligo di restituzione integrale per mancato raggiungimento del salto di due classi energetiche;
  • esclusione della responsabilità solidale per i condomini in caso di inadempienza del general contractor;
  • sanatoria per le lievi difformità edilizie emerse durante i controlli asseverati;
  • procedura di regolarizzazione per chi non ha aggiornato la rendita catastale post-lavori.

Lo scudo si inserisce nel quadro generale delle detrazioni condominio 2026, che vedono ormai aliquote ridotte al 50% e 36% per i nuovi interventi.

Controlli e ricalcolo della rendita catastale, vincolo per lo scudo

Per accedere alla protezione del Salvacondomini 2026, secondo le anticipazioni di stampa, l’Agenzia delle Entrate richiederà la prova della regolarità catastale. I nuovi controlli a tappeto avviati quest’anno mirano proprio a individuare chi ha omesso di dichiarare l’aumento di valore dell’immobile. Le verifiche riguardano l’aumento della rendita catastale subito dopo i lavori. Chi ha migliorato l’efficienza energetica dell’edificio è tenuto infatti a dichiarare l’avvenuto aumento di valore, pena l’esclusione dalle procedure di tutela fiscale previste dal nuovo decreto.

Casistica Senza Scudo 2026 Con Salva-condomini
Cantiere incompiuto restituzione totale + sanzioni crediti SAL mantenuti
Mancato salto 2 classi decadenza e restituzione bonus esonero da restituzione

Chi potrebbe rientrare nello scudo Superbonus 2026

Secondo le indiscrezioni di stampa, lo scudo si applicherà prioritariamente ai condomini che hanno raggiunto almeno il 60% dei lavori entro la fine del 2024 e che si sono trovati bloccati a causa della crisi dei crediti o del fallimento delle ditte esecutrici. Resterebbero esclusi, invece, gli interventi privi di CILAS regolarmente protocollata (leggi: corsa agli atti per il Superbonus).

Ispezioni e cantieri incompiuti

Lo scudo nasce per rispondere alla stretta sui controlli Superbonus nei condomini, dove l’ispettorato sta verificando la congruità tra i lavori dichiarati e lo stato reale dei fabbricati. Ecco le procedure di verifica preventiva per l’accesso allo scudo:

  • effettiva corrispondenza tra quanto asseverato nei SAL e le opere visibili;
  • documentazione relativa ai bonifici parlanti effettuati entro le scadenze;
  • rispetto dei massimali di spesa previsti per le singole unità immobiliari;
  • invio corretto delle comunicazioni all’ENEA entro i termini di legge.

Per ora, è bene ricordarlo, si tratta di anticipazioni. È cruciale distinguere tra la fine dei lavori agevolati e lo scudo: la misura non sarebbe una proroga per continuare a spendere al 110%, ma una “clausola di salvaguardia” per non dover restituire i crediti già asseverati in caso di stop forzato del cantiere.


FAQ Salvacondomini 2026: i dubbi sulle anticipazioni

Perché il mancato “salto di classe” è un rischio?

Secondo le regole ordinarie, se il cantiere non raggiunge l’efficientamento di due classi energetiche previsto dal progetto, l’intera detrazione decade. Lo scudo punterebbe a evitare che l’Agenzia richieda indietro i soldi per i lavori parziali già eseguiti.

Chi verrebbe tutelato dallo scudo?

La protezione scatterebbe prioritariamente per i condomini che avrebbero raggiunto una soglia minima di avanzamento (si ipotizza il 60%) entro la fine del 2024 e che si sarebbero trovati nell’impossibilità di chiudere il cantiere.

Cosa rischierebbe chi non rientra nella sanatoria?

In assenza di un provvedimento ad hoc, il rischio rimarrebbe quello della decadenza totale dell’agevolazione, con l’obbligo di restituire le somme percepite o scontate, maggiorate di interessi e sanzioni amministrative.

Quando potrebbe arrivare la conferma ufficiale?

Il provvedimento starebbe seguendo l’iter dei decreti d’urgenza legati al PNRR; una prima conferma ufficiale o una smentita definitiva potrebbe giungere entro la fine del primo trimestre 2026.

È bene ricordare che, trattandosi di anticipazioni basate su bozze tecniche, i requisiti finali potrebbero subire variazioni significative durante il passaggio in Consiglio dei Ministri o in Parlamento. Resta essenziale attendere i testi ufficiali per avere la certezza del diritto e agire di conseguenza sui cantieri ancora aperti.