La Legge di Bilancio 2026 è stata approvata dalla commissione Bilancio ed è ora in discussione nell’aula del Senato. Numerose le modifiche apportate dal Governo, che ha finalmente smarcato il testo. Il testo sarà approvato con voto di fiducia entro la pausa natalizia e poi, entro il 31 dicembre, approvato dalla Camera blindato da voto di fiducia, quindi senza modifiche.
Come è cambiato l’emendamento di Governo alla Manovra 2026
Dopo l’ultima settimana di fibrillazioni, è stata evitata la stretta sulle pensioni per cui non si inaspriscono i requisiti per la pensione anticipata e non ci sono penalizzazioni sul riscatto laurea.
La versione finale della Manovra contiene poi 1,3 miliardi di euro in più destinati alle imprese, che vanno a finanziare le domande di credito d’imposta ZES unica 2025, e quelle per l’agevolazione 4.0, anche se in questo caso ci sono punti ancora da chiarire.
Il capitolo fiscale è rimasto sostanzialmente invariato seppur con qualche eccezione, ad esempio in merito alla cedolare secca sugli affitti brevi, che torna al 21% per un solo immobile mentre con tre case sul mercato l’attività diventa imprenditoriale.
Per quanto riguarda il lavoro, la flat tax sugli aumenti da rinnovo contrattuale viene estesa ai contratti 2024 e ai redditi fino a 33mila euro mentre la tassazione agevolata sui premi di produttività riguarda anche le forme di partecipazione agli utili.
Il nuovo capitolo previdenziale
Fra i capitoli più caldi delle ultime settimane, imprese e pensioni. Il Governo su entrambi gli argomenti ha presentato emendamenti che sono stati poi modificati, o addirittura ritirati. Sul tentativo di introdurre un inasprimento delle regole sulle pensioni anticipate, con l’allungamento della finestra mobile dal 2032 e il depotenziamento del riscatto laurea ai fini del raggiungimento del diritto, si è consumata una frattura interna alla maggioranza,, ricomposta solo in seguito alla totale marcia indietro dell’esecutivo. Che ha però introdotto un nuovo taglio delle risorse destinate a coprire le domande di pensioni precoci e usuranti. E ha eliminato una misura che era stata introdotta lo scorso anno e consentiva di sommare i contributi alla previdenza complementare per raggiungere il requisito per agganciare la pensione contributiva a 64 anni (20 anni di contributi e assegno pari ad almeno 3 volte il minimo).
Resta invece il nuovo silenzio assenso per i neo assunti sulla destinazione del TFR alla pensione complementare. Il trattamento di fine servizio viene automaticamente destinato alla previdenza complementare a meno che non ci sia una scelta contraria del lavoratore.
C’è anche l’allargamento della platea delle imprese che devono destinare all’INPS i ratei i trattamento di fine rapporto: ricomprese nel 2026 tutte le aziende che hanno almeno 60 dipendenti, indipendentemente da quando hanno raggiunto il requisito, dal 2028 questo numero scende a 50, nel 2032 l’obbligo riguarderà le aziende con ameno 40 dipendenti.
Alla fine, fra vecchie e nuove misure, in manovra per quanto riguarda le pensioni ci sono la proroga dell’APE Sociale e la mitigazione dell’aumento delle aspettative di vita, con un mese in più nel 2027 e i restanti mesi (probabilmente due) nel 2028.
Affitti brevi: attività imprenditoriale con tre immobili
Passando al capitolo fiscale, il piatto forte della manovra è rappresentato dalla riforma degli scaglioni IRPEF, che abbassa l’aliquota fiscale per il secondo scaglione dal 35 al 33%. Questa parte è rimasta immutata nell’iter parlamentare. Fra le modifiche introdotte, invece, rilevante quella sulla cedolare secca sugli affitti brevi. Anche qui, il dibattito è stato particolarmente acceso, e alla fine la soluzione prevede che le regole restino sostanzialmente immutate, con aliquote al 26% che però resta al 21% per una sola delle unità immobiliari locate.
C’è però un’importante novità relativa al numero di immobili che si possono proporre sul mercato turistico senza dover esercitare l’attività in forma imprenditoriale: erano quattro, dal 2026 sono al massimo due.
Misure per le imprese
La parte relativa alla imprese è quella su cui i sono concentrate gran parte della modifiche. Il Piano Transizione 5.0 è stato sensibilmente modificato, eliminando le aliquote di ammortamento premiali per gli investimenti green. Quindi, per l’iperammortamento restano le seguenti tre fasce: 180% per progetti fino a 2,5 milioni di euro, 100% fra i 2,5 e i 10 milioni, 50% fra i 10 e i 20 milioni. E’ stato però allungato il periodo di validità dell’agevolazione, non più limitata al solo 2026 ma estesa fino al 30 settembre 2028.
C’è poi una restrizione sui pannelli fotovoltaici, per cui non sono ammessi all’incentivo quelli ricompresi nella lettera a dell’articolo 12 del decreto 181/2023). Sono stati aggiornati gli allegati che contengono l’elenco dei beni agevolati. Anche qui, c’è però un nuovo paletto: tutti i beni devono essere prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio economico europeo.
Il Governo ah poi destinati ulteriori 1,3 miliardi alle imprese, così suddivisi: una parte va a coprire la domanda di incentivi ZES già chiesti dalle imprese entro il 2 dicembre scorso, facendo salire il credito d’imposta spettante al 75%. Un’altra parte serve invece per finanziarie le domande di credito d’imposta Transizione 4.0: qui ci sono dei punti da chiarire perché in realtà il fabbisogno per questa misura è più basso, mentre sarebbero necessarie ulteriori risorse per coprire la coda delle domande in incentivi 5.0. Non è chiaro in che modo saranno esattamente calibrati i fondi.
Infine, eliminata la stretta sulla compensazione dei crediti alle imprese, per cui su questo fronte non cambiano le regole. Confermato invece il rinvio al 2027 di sugar tax e plastic tax.
Lavoro, flat tax sui rinnovi contrattuali
Fra le novità relativa al lavoro, la più rilevante è il potenziamento della detassazione sugli aumenti che derivano da un rinnovo contrattuale. La flat tax al 5% inizialmente prevista per i redditi da lavoro dipendente fino a 28mila euro, e in relazione ai contratti rinnovati nel 2025 e nel 2026, è stata estesa ai rinnovi 2024 e il tetto di reddito è salito a 33mila euro.
C’è anche una novità sui salari di produttività, la tassazione agevolata all’1% si applica anche alle forme di partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa.