La cedolare secca sugli affitti brevi resta al 21% solo per chi affitta un solo immobile, anche se la locazione avviene tramite intermediari o portali online, l’esenzione ISEE prima casa fino a 120mila euro, tassazione dividendi con soglia minima di partecipazione al 5% ma con obbligo di detenere la quota per almeno tre anni; ritirato poi l’emendamento in base al quale l’oro della Banca d’Italia appartiene allo Stato: sono i risultati raggiunti dal vertice di maggioranza del 26 novembre, servito a definire ulteriormente la linea del Governo in materia di emendamenti alla Legge di Bilancio.
Restano ancora dei punti da risolvere, fra cui quelli relativi all’iperammortamento per l’acquisto di beni 5.0. Vediamo tutto.
Affitti brevi, cedola secca al 21% su un immobile
Il capitolo affitti brevi è fin dall’inizio uno dei più caldi di questa manovra 2026. La disposizione attualmente prevista dal testo del ddl di Bilancio prevede l’innalzamento della cedola secca al 26% per tutti gli immobili immessi sul mercato delle locazioni turistiche, con la possibilità di mantenere la tassazione al 21% su un solo immobile ma solo se il proprietario non si avvale di intermediari. La normativa attualmente in vigore, invece, consente a chi effettua l’attività in modo non professionale di applicare la cedolare secca del 21% a un solo immobile, a scelta fra quelli messi sul mercato.
L’accordo di maggioranza consente di applicare l’aliquota al 21%, senza condizioni, solo a chi affitta un solo immobile. «Siamo tutti d’accordo sulla necessità di cancellare l’aumento dal 21 al 26% per chi affitta una sola casa» chiarisce il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri.
ISEE, prima casa esente fino a 120mila euro
Sull’Isee, la maggioranza ha concordato in un ulteriore rialzo della quota esente della prima casa. L’attuale formulazione della manovra prevede che l’abitazione principale non rilevi ai fini ISEE fino a un valore catastale di 91mila 500 euro. Si tratta di un incremento rispetto all’attuale legislazione, che ferma l’esenzione a quota 52mila 500 euro. L’accordo di maggioranza alza la cifra a 120mila euro.
Nuova dividend exemption
La norma sui dividendi riguarda la tassazione dei dividendi. Attualmente la tassazione si applica solo al 5% della somma, in base alla cosiddetta dividend exemption. In manovra, c’è una norma che limita questa agevolazioni alle sole partecipazioni pari almeno al 10%. L’accordo di maggioranza prevede di far scendere questa soglia al 5%, inserendo però l’obbligo di detenere la partecipazione per almeno tre anni.
Gli altri punti al centro del vertice di maggioranza
Il comunicato di Palazzo Chigi segnala poi che viene ripristinata la possibilità di compensazione anche per i contributi previdenziali delle imprese, su cui invece il ddl imprimeva un giro di vite.
Fra i punti originariamente all’ordine del giorno, resta quello sull’iperammortamento. Il beneficio fiscale sull’acquisto di macchinari e software 4.0 e 5.0 è attualmente previsto per u solo anno, c’è l’ipotesi di portare il periodi di validità ad almeno tre anni ma su questo per ora non è stato raggiunta un’intesa precisa. In generale, c’è da sottolineare il solito aspetto: tutte le modifiche si scontrano con la necessità di reperire le coperture finanziarie, per cui fino a quando non sono adeguatamente coperte è difficile trovare l’accordo.
Intanto in commissione al Senato prosegue il dibattito sugli emendamenti presentati, dopo la scrematura che ne ha eliminati 105, in alcuni casi per motivazioni legati all’argomento ma più frequentemente per problemi di copertura. Entro stasera potranno essere proposte riformulazioni, e poi i lavori dovrebbero procedere con le votazioni. Nel frattempo è stato ritirato il contestato emendamento sull’oro di Bankitalia. Prevedeva che le riserve di Via Nazionale «appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano».