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Manovra 2026: pensioni usuranti e precoci, meno risorse nel tempo

di Anna Fabi

22 Dicembre 2025 09:23

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Manovra 2026: il maxi-emendamento al ddl Bilancio riduce le risorse per pensioni usuranti e lavoratori precoci. Requisiti invariati, ma fondi in calo dal 2027.

Con l’ultimo maxi-emendamento del Governo al disegno di legge di Bilancio 2026, approvato in Commissione Bilancio al Senato e atteso in Aula il 22 dicembre 2025, il capitolo previdenziale registra un intervento mirato sulle pensioni anticipate riservate ai lavoratori usuranti e ai lavoratori precoci.

Il testo non modifica i requisiti di accesso alle misure, ma prevede una riduzione progressiva delle risorse stanziate, con effetti destinati a manifestarsi nel medio-lungo periodo.

Riduzione dei fondi per i lavori usuranti

Per quanto riguarda i lavoratori addetti ad attività usuranti, la Manovra 2026 interviene sul piano finanziario. Il maxi-emendamento dispone infatti una riduzione della dotazione del Fondo destinato al pensionamento anticipato, con un taglio strutturale che si attiva a partire dal 2033.

La riduzione delle risorse non incide direttamente sui requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla normativa vigente, che restano invariati. Tuttavia, la minore capienza del Fondo comporta una disponibilità più limitata di risorse per sostenere le uscite anticipate negli anni successivi.

Lavoratori precoci: tagli graduali alla spesa

Un intervento analogo riguarda la pensione anticipata dei lavoratori precoci. Il maxi-emendamento prevede una riduzione progressiva delle risorse destinate alla misura dei 41 anni di contributi, ma introduce una riduzione progressiva delle risorse destinate al finanziamento della prestazione.

I primi risparmi emergono a partire dal 2027, aumentano negli anni successivi e diventano più consistenti nel lungo periodo. La traiettoria delineata dal Governo porta a un ridimensionamento strutturale della spesa, pur mantenendo inalterato il perimetro delle categorie tutelate.

Requisiti confermati, ma gestione più rigida

Sul piano normativo, la Manovra 2026 conferma i criteri già previsti per l’accesso alle pensioni anticipate di usuranti e precoci. Restano quindi centrali la tipologia di attività svolta, la contribuzione effettiva e l’appartenenza alle categorie individuate dalla legge.

La riduzione delle risorse rende però più stringente il meccanismo di monitoraggio annuale della spesa. In presenza di fondi più limitati, l’equilibrio tra domande presentate e coperture disponibili diventa un elemento chiave nella gestione delle uscite.

Una scelta di bilancio, non una riforma previdenziale

La proposta di intervento inserita nella Manovra 2026 non configura una riforma strutturale del sistema previdenziale. La scelta del Governo si colloca sul piano del contenimento della spesa futura, rinviando a un momento successivo eventuali interventi organici sul pensionamento anticipato.

Nel breve periodo, per i lavoratori interessati non cambiano le regole di accesso. Nel medio-lungo termine, invece, il segnale che emerge dal maxi-emendamento è quello di una progressiva riduzione delle risorse destinate alle pensioni per lavoratori usuranti e precoci.