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Riforma IRPEF, Agenzia Entrate: reddito minimo, flat tax, aliquote senza scaglioni

di Redazione PMI.it

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Agenzia Entrate propone revisione aliquote IRPEF e niente scaglioni, flat tax per tutti, reddito minimo esente, tasse per cassa ad imprese e Partite IVA.

Più trasparenza nel calcolo dell’imposta netta, meno “salti di aliquota” al crescere del reddito da lavoro, più progressività nella tassazione: sono gli obiettivi dell’Agenzia delle Entrate, sintetizzati dal Direttore Ernesto Maria Ruffini, in audizione davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato sulla Riforma Fiscale prevista dalla Legge di Bilancio 2021 (comma 2 dell’articolo 1 della legge 178/2020). La riforma IRPEF, al netto dei fondi riservati ad assegno universale per i figli ed ai servizi per la famiglia, dispone di 2-3 miliardi nel 2022 ed 1-2 miliardi dal 2023, a cui si aggiungono i proventi dalla lotta all’evasione.

Nel 2021 il Parlamento è dunque chiamato a mettere a punto la riforma con i fondi stanziati dalla Legge di Bilancio, nel cui quadro si inserisce l’indagine conoscitiva delle Camere. Vediamo dunque in dettaglio le proposte di riforma fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

Riforma IRPEF: proposte dal Fisco

Ruffini formula una serie di proposte in materia IRPEF, basate sull’allargamento della base imponibile, la riduzione delle aliquote, la revisione del sistema di deduzione e detrazioni fiscali), l’introduzione per tutti della flat taxe di un reddito minimo esente, con una tassazione per cassa che aiuti le imprese. Ma partiamo dagli obiettivi:

  • semplificazione quadro normativo di riferimento,
  • trasparenza nel  calcolo dell’aliquota effettiva,
  • riduzione aliquote medie per redditi medio-bassi,
  • allargamento base imponibile,
  • incentivo investimenti,
  • riforma a basso impatto economico per lo Stato.

Dunque, gli strumenti attivabili per conseguirli:

  • testo unico fiscale, integrato e coordinato con le disposizioni speciali, da far confluire in un unico Codice tributario;
  • riordino detrazioni (sono circa 150), interamente gestibili in dichiarazione precompilata;
  • reddito minimo esente, che sostituisca assegni e detrazioni legate a lavoro e figli ma resti variabile in base alla composizione della famiglia (come l’IRPEF spagnola: «incrementato dall’importo di alcune spese particolarmente rilevanti sotto forma di deduzione dal reddito imponibile», partendo dallo scaglione più basso evitando di avvantaggiare i redditi più alti).
  • revisione aliquote e scaglioni IRPEF, calcolate da un algoritmo concreto che garantisca progressività (modello tedesco: sistema ad aliquota continua a cui applicare detrazioni per spese, oneri e carichi di famiglia) oppure si può introdurre un tetto di detraibilità sostituendo tutto con l’assegno unico e abolendo cedolare secca, regime forfetario e detassazione premi di produttività;
  • base imponibile onnicomprensiva, includendo redditi da investimento, mobiliare e immobiliare;
  • flat tax per tutti i redditi, riconducendo deduzioni, detrazioni, crediti e bonus a un minimo esente (risolverebbe il problema dei redditi d’impresa e societari, se l’aliquota fosse pari all’IRES);
  • tassazione per cassa alle imprese, immediata deducibilità degli investimenti (in luogo degli attuali ammortamenti), superamento del sistema della ritenuta d’acconto per i professionisti e di acconti e saldi per le imprese, precompilata anche per le Partite IVA.

=> Riforma fiscale: le proposte dell'Agenzia delle Entrate

Le criticità da superare

In base ai dati pre-Covid, la metà dei contribuenti dichiara un reddito non superiore a 17mila euro e solo lo 0,1% dichiara più di 300mila euro. La riforma deve ridurre l’evasione (con l’attuale riduzione del tax gap – la misura dell’evasione – oggi attribuibile a misure di compliance e meccanismi come lo split payment IVA) e intervenire sulle attuali criticità.

  • Trasparenza: c’è un sistema articolato di calcolo dell’imposta netta e, in particolare, dell’aliquota media e marginale effettiva, in base a cui l’IRPEF genera diverse aliquote marginali a parità di reddito lordo. Effetti negativi: per il contribuente «è molto difficile calcolare e, quindi, conoscere il suo effettivo e personale livello di imposizione e questo si traduce in una scarsa trasparenza dell’imposta». Il meccanismo «influisce sull’offerta di lavoro oltre che sulla redistribuzione del reddito».
  • Efficienza: l’attuale sistema disincentiva l’offerta di lavoro da parte dei contribuenti a causa di aliquote marginali elevate sui redditi bassi, e detrazioni che provocano, sempre sui redditi medio bassi, il cosiddetto salto di aliquota.
  • Equità: è prevista una progressività molto elevata per i redditi fino a 40mila euro, che si riduce per i redditi più alti, e l’imposizione sostitutiva ha raggiunto «livelli molto significativi», con una parte consistente di redditi che non concorrono alla base imponibile «minando l’universalità dell’IRPEF». Esempi: redditi attività finanziarie, redditi da fabbricati, regimi forfettari come la flat tax, premi di produttività aziendali.