Pmi e mercati emergenti: linee guida UE

di Tullio Matteo Fanti

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La Commissione Europea invita le Pmi ad siglare partnership all'interno dei mercati emergenti e a puntare sulla internazionalizzazione per rilanciare occupazione e competitività.

Le piccole e medie imprese europee potrebbero offrire un sostanziale aiuto al superamento della crisi, ma per amplificare al massimo il loro contributo dovrebbero sfruttare le potenzialità di business legate ai mercati emergenti quali Cina, India, Russia, Sud Est asiatico o l’America Latina: è il parere della Commissione europea, che ha presentato la nuova Comunicazione dell’Esecutivo comunitario intitolata: “Piccole imprese, grande mondo – un nuovo partenariato per aiutare le Pmi a cogliere le opportunità globali”.

«I principali mercati non europei caratterizzati da tassi di crescita elevati offrono opportunità inesplorate per le Pmi, che sono il primo punto di forza dell’economia europea. Aiutarle a sfruttare al meglio il loro potenziale nell’arena globale costituisce la via maestra per uscire dalla crisi e rilanciare competitività e occupazione», ha dichiarato Il Vice Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, Commissario per Industria e l’Imprenditoria.

Tra le linee strategiche individuate dell’UE:

  • Rafforzare l’offerta attuale dei servizi di supporto nei mercati prioritari;
  • Migliorare la governance della Rete Impresa Europa per favorire la collaborazione con le organizzazioni di appoggio e le imprese interessate;
  • Migliorare la coerenza dei regimi di sostegno a livello comunitario per accrescerne l’impatto;
  • Promuovere i cluster e le reti per l’internazionalizzazione delle PMI;
  • Creare un unico portale informativo per le PMI;
  • Sfruttare le attuali politiche dell’UE per accelerare la crescita internazionale delle PMI europee.

Occorre infatti aumentare la concorrenza delle Pmi all’interno dei mercati globali, superando il forte divario attuale tra imprese che crescono grazie ai mercati forti e quante ancora arrancano a causa di una domanda interna troppo debole.

Attualmente, solo il 13% delle Pmi europee opera su mercati internazionali ed effettua scambi commerciali, investimenti e altre forme di cooperazione con partner stranieri. Si tratta di 23 milioni di aziende, che rappresentano i due terzi dell’occupazione nel privato e circa l’80% dei nuovi posti di lavoro creati negli ultimi cinque anni.

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