Immobiliare e consumi: crollo dei prezzi, ripresa lontana

di Barbara Weisz

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Consumi congelati, se non si riaggancia la crescita ai livelli pre-crisi si tornerà nel 2046: il punto sul mercato dei beni durevoli e su quello immobiliare.

Da qualche mese è inizata una fase di stabilizzazione sul fronte consumi di beni durevoli, mentre nel mercato immobiliare si registrano sconti al raddoppio per chi vuole investire nel mattone, con crollo dei prezzi e svalutazioni. E Confcommercio avverte: in assenza di miglioramenti sul versante occupazionale e del reddito, niente ripresa.

Immobiliare

In base ai dati ISTAT i prezzi delle case sono scesi del 5,6%  nel 2013 mentre il numero delle compravendite è in negativo nonostante in leggera ripresa rispetto al baratro in cui erano sprofondate nel 2012. Il grosso del mercato è rappresentato dagli immobili residenziali (93,4%), con un andamento che si riflette sui mutui, risaliti da -24% a -1,5% in un trimestre. Secondo il CRIF anche nel primo trimestre 2014 la domanda di mutui immobiliari è cresciuta (9,6%), ma per consolidare il trend serve aumentare il potere di acquisto degli stipendi e stimolare i consumi consolidando redditi e lavoro.

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Consumi

Segnali di ripresa prudenti sul fronte consumi, dicevamo. In febbraio l’indicatore Confcommercio è in flessione a -0,7% ma in miglioramento rispetto alla media degli ultimi due anni. Una condizione di congelamento in attesa di scelte di politica economica. Nonostante l’attuale ciclo economico sia caratterizzato da piccoli segnali di fiducia, infatti, non si può innestare la marcia della ripresa se dall’altra parte si vive ancora un momento drammatico sul fronte lavoro.

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Ripresa

La piccola schiarita sul fronte della fiducia di famiglie e imprese, con produzione in salita a marzo dello 0,5% e ordini in rirpesa in percentuale analoga, fanno i conti con le analisi sul lungo periodo, che mostrano come e quanto le politiche economiche, partendo da quelle per il rilancio dei consumi, debbano ora attivarsi per influenzare la vera ripresa: le perdite subite nel mercato dei beni durevoli sono tali per cui per tornare ai livelli del 2007 ci vorranno nella peggiore delle ipotesi almeno  33 anni (nel 2046), mentre nello scenario più ottimista l’aggancio ai livelli pre-crisi si potrà ottenere (2016), ma per riuscirci bisognerebbe registrare una ripresa costante dei consumi pari al 3% annuo. E per farlo bisogna sbloccare la situazione lavoro.

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Lavoro

Dal febbraio 2007 il rapporto tra disoccupati e forza lavoro è passato da 5,9% a 13%, con un milione e 850mila di disoccupati in più. Nei giorni scorsi l’ISTAT ha comunicato che il tasso di disoccupazione in febbraio è al 13,1%, il dato più alto dal 1977 (avvio delle misurazioni). Fra l’altro a febbraio, dopo alcuni mesi di ridimensionamento delle ore autorizzate di Cassa integrazione, si è registrato un incremento del 5,3% tendenziale, sintesi di una diminuzione del 27,4% di ore richieste per l’ordinaria e di un deciso aumento di quelle per la straordinaria (+16,2%) e in deroga (+55,6%). Significa che in corso c’è un numero crescente di crisi aziendali (che rendono necessario il ricorso alla cig).

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