Tratto dallo speciale:

Clausola di salvaguardia, via libera di Bruxelles: 29 miliardi in Manovra

di Anna Fabi

Pubblicato 9 Ottobre 2026
Aggiornato 14 Ottobre 2026 11:31

logo PMI+ logo PMI+
Spesa per energia e difesa nel 2027-2028 in deroga al Patto di Stabilità: taglio IRPEF e sconti su accise e bollette vanno coperti a parte

La Commissione europea ha espresso parere positivo sulla richiesta italiana di attivare la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità per le spese in energia e difesa: secondo Bruxelles la spesa aggiuntiva non mette a rischio la sostenibilità dei conti pubblici nel medio periodo. L’approvazione definitiva spetta ora al Consiglio dell’UE.

In Italia la flessibilità ha ottenuto anche l’autorizzazione delle Camere allo scostamento di bilancio, e le risorse saranno ripartite nella Manovra 2027: coprono solo investimenti strutturali, mentre il taglio delle accise, gli sconti in bolletta e gli altri aiuti temporanei contro il caro energia ne sono esclusi.

Per aprire spazio a questi aiuti il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto all’Eurogruppo di Lussemburgo di considerare l’inflazione, salita ben oltre le stime, nella valutazione dei conti prevista dal Patto; Bruxelles ha finora risposto richiamando la flessibilità già concessa.

In sintesi:

  • l’8 ottobre la Commissione europea ha dato parere positivo alla clausola dell’art. 26 del Regolamento (UE) 2024/1263, e il Consiglio dell’UE ha un mese per attivarla;
  • dal 3 giugno la clausola copre anche la sicurezza energetica, fino allo 0,3% del PIL l’anno e allo 0,6% nel 2026-2028;
  • per il DPFP vale fino a circa 29 miliardi nel 2027-2028, metà per l’energia e metà per la difesa;
  • il 13 ottobre le Camere hanno approvato lo scostamento a maggioranza assoluta, come richiede l’art. 6 della L. n. 243/2012.

Clausola di salvaguardia, il sì della Commissione UE all’Italia

Il parere favorevole sulla clausola di salvaguardia nazionale è arrivato l’8 ottobre: il portavoce della Commissione europea Balazs Ujvari ha annunciato che, secondo la valutazione di Bruxelles, l’attivazione chiesta dall’Italia non mette a rischio la sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio periodo. Il Governo aveva inviato la richiesta il 10 settembre, in attuazione delle risoluzioni approvate dalle Camere il 5 agosto.

La clausola si attiva con la raccomandazione del Consiglio dell’UE, che ne fissa la durata e che secondo la Commissione arriverà entro un mese. Sul piano nazionale serve lo scostamento di bilancio, che il Governo applica in via analoga all’art. 6 della L. n. 243/2012 in attesa che la disciplina contabile sia adeguata alle nuove regole europee: le Camere lo hanno approvato il 13 ottobre a maggioranza assoluta dei componenti, e la ripartizione delle risorse tra anni e interventi spetta alla Legge di Bilancio 2027.

La clausola prevista dall’art. 26 del Regolamento (UE) 2024/1263, la riforma del Patto di Stabilità in vigore dal 30 aprile 2024, permette a uno Stato membro di superare per un periodo definito il percorso della spesa netta concordato in sede europea, quando circostanze eccezionali al di fuori del suo controllo hanno ripercussioni rilevanti sulle finanze pubbliche e a condizione che la sostenibilità del bilancio nel medio periodo non sia compromessa. Finché la raccomandazione è in vigore, il conto di controllo della spesa netta non registra deviazioni, come prevede l’art. 22, par. 7, dello stesso Regolamento.

Energia e difesa, quanto vale la flessibilità per l’Italia

Per l’Italia la clausola di salvaguardia vale fino a circa 29 miliardi nel 2027 e nel 2028, con una quota annua intorno allo 0,3% del PIL per l’energia e altrettanto per la difesa, secondo il Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre. Nelle comunicazioni alle Camere del 5 agosto il Governo aveva indicato circa 36 miliardi sul triennio 2026-2028, lo 0,6% del PIL per la sicurezza energetica e lo 0,9% per la difesa: la cifra è scesa dopo la conferma ISTAT del deficit 2025 al 3,1% del PIL.

Le spese ammesse sono finanziate dal bilancio nazionale con nuovo debito: la clausola evita che siano contate come violazione del percorso della spesa netta e non porta risorse dell’Unione.

Accise e bollette fuori dalla clausola di salvaguardia

La quota per l’energia copre soltanto investimenti strutturali, finanziati con risorse nazionali, che riducono la dipendenza dai combustibili fossili importati. Giorgetti ha precisato alla Camera il 5 agosto che ne sono escluse le misure che attenuano in via provvisoria la crisi, come il taglio delle accise e i sussidi diretti o indiretti ai prodotti di origine fossile:

Misura Trattamento nella clausola energia
Taglio delle accise sui carburanti escluso, perché attenua la crisi in via temporanea.
Sconti e bonus in bolletta non previsti tra le spese ammesse, in quanto misure temporanee di sostegno ai consumi.
Sussidi a gas e prodotti petroliferi esclusi, perché non migliorano in modo strutturale la sicurezza energetica.

Per queste misure la Manovra deve trovare coperture ordinarie, a meno che Bruxelles non accolga la richiesta italiana sull’inflazione.

Inflazione e spesa netta, la richiesta di Giorgetti all’Eurogruppo

All’Eurogruppo dell’8 ottobre Giorgetti ha chiesto alla Commissione europea un’ulteriore riflessione per una «corretta interpretazione dei fattori rilevanti» del Patto, così da tenere conto dell’inflazione superiore alle previsioni anche nell’applicazione della clausola energia. Secondo il MEF la proposta ha raccolto numerosi consensi, con le perplessità dei Paesi frugali e senza decisioni formali, mentre alla vigilia dell’Ecofin di Lussemburgo un alto diplomatico UE aveva escluso un confronto formale sulle regole di spesa legate all’inflazione.

La richiesta nasce dal meccanismo della spesa netta: il tetto alla sua crescita è fissato in termini nominali e incorpora l’inflazione prevista quando il percorso fu concordato, intorno all’1,8% secondo il ministro. Con l’inflazione di settembre al 4,2% le voci di bilancio indicizzate ai prezzi, dalle pensioni all’assegno unico, crescono più del previsto e assorbono margini senza alcuna scelta del Governo.

Il Documento programmatico di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre misura l’effetto della clausola sul percorso: la crescita della spesa netta è del 3,3% nel 2027 includendo le spese per energia e difesa e dell’1,9% al netto, entro i limiti della raccomandazione del Consiglio dell’UE, secondo il comunicato del Consiglio dei ministri n. 192.

La richiesta formale è partita il 1° ottobre con la lettera della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, che quantifica nel 20,4% del PIL la spesa pubblica esposta a un’inflazione superiore alle stime e propone di usare parte del maggior gettito delle imposte indirette, gonfiato dai prezzi, per misure temporanee e mirate contro il caro energia. Sono gli interventi che la clausola di salvaguardia non ammette.

Deficit al 3,4% con la clausola, coperture ordinarie per la Manovra

Le spese coperte dalla clausola si sommano comunque al deficit, il parametro che decide l’uscita dell’Italia dalla procedura per disavanzo eccessivo: secondo il DPFP il rapporto deficit/PIL sale al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, contro il 2,8% e il 2,6% senza la spesa aggiuntiva. Giorgetti ha avvertito ad agosto che un disavanzo sopra il 3% del PIL terrebbe l’Italia nella procedura anche se l’eccesso fosse dovuto interamente a spese ammesse dalla clausola.

Le risorse della clausola sono vincolate a energia e difesa: il taglio dell’IRPEF, le detassazioni e le altre misure della manovra richiedono coperture ordinarie, da riduzioni di spesa o nuove entrate, che il disegno di legge di bilancio dovrà indicare secondo il calendario della legge di bilancio.