Rischio recessione Italia, la crisi del Golfo allarma il Governo

di Barbara Weisz

14 Aprile 2026 09:02

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Dopo il fallimento dei negoziati USA-Iran, Giorgetti, Urso e Tajani avvertono sul rischio recessione per l’Italia con Hormuz di nuovo in tensione.

Fino a qualche mese fa l’Italia guardava al 2026 con l’idea di attraversare una fase di assestamento sui conti e di crescita moderata. Ora, invece, il fronte che agita il Governo è soprattutto quello della crescita. La crisi energetica preoccupa a tal punto che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti parla apertamente di rischio recessione. Sullo stesso terreno si muovono anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre il fallimento dei negoziati fra Stati Uniti e Iran ha riportato lo stretto di Hormuz al centro della scena.

Governo italiano in allarme per il rischio recessione

Giorgetti ha collegato il rischio recessione al costo di energia e oli combustibili, spiegando che un prolungamento della crisi possa trascinare l’economia italiana in una fase molto più dura

temo che se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli olii combustibili, la grave recessione arriverà.

Urso, parlando a margine del Vinitaly di Verona, ha avvertito che un blocco prolungato di Hormuz, o un’estensione del blocco navale nell’area, avrebbe conseguenze più pesanti del previsto per l’economia globale europea e italiana:

se dovesse perdurare il blocco dello stretto di Hormuz o si dovesse estendere a un blocco navale nell’intera area, comprendete tutti, che le conseguenze per l’economia globale, per l’economia europea e quindi italiana potrebbero essere più gravi del previsto e potrebbero portare anche a una recessione nel nostro continente.

Tajani ha scelto un tono diplomatico: riconoscendo che la situazione su Hormuz resta un fattore di rischio, ha rilanciato la linea del dialogo e la missione a Beirut come segnale politico su un’area che torna a pesare anche sui mercati:

se la situazione a Hormuz continua a essere negativa i rischi ci sono, dobbiamo evitare che questo accada. Dobbiamo scongiurare l’escalation proprio favorendo il dialogo.

Fallimento negoziati, di nuovo al centro caro energia e petrolio

Il peggioramento del clima di Governo arriva dopo il naufragio dei colloqui di Islamabad e dopo il nuovo irrigidimento sullo Stretto. Nella mattinata del 13 aprile il traffico marittimo risulta di fatto nuovamente bloccato, mentre sui mercati il WTI è salito oltre 104 dollari e il Brent oltre 102. Per lItalia il riflesso è immediato: carburanti più cari, costi industriali sotto pressione e nuova instabilità per i settori che vivono di trasporti, manifattura ed export.

La crescita debole rende l’Italia più esposta

La definizione tecnica di recessione richiede due trimestri consecutivi di PIL in calo. Per ora nessun dato economico sulla crescita è in negativo e i dati sul periodo gennaio-marzo si avranno solo a fine aprile. A quel punto sarà più chiaro se e come il pericolo di recessione sia imminente.

La fragilità di partenza pesa però più di ogni altra cosa. Il quarto trimestre del 2025 si è chiuso a +0,3% e anche le stime OCSE sul PIL italiano hanno segnalato una traiettoria più debole. In un quadro simile, un nuovo shock energetico ha la forza per trasferirsi più in fretta su produzione, fiducia e investimenti.

Sullo sfondo, la richiesta del Governo italiano di una deroga (se non addirittura la sospensione) delle regole sul Patto di Stabilità. Una maggior flessibilità sui vincoli di bilancio consentirebbe ai paesi di programmare politiche di sostegno alla crisi. L’Unione Europea fino a questo momento ha sempre mantenuto una posizione rigida, argomentando che per allentare i vincoli sono necessari eventi di grave recessione economica. E ora l’esecutivo teme che questa situazione si stia verificando.