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L’inflazione schizza a +1,5% e ad aprile arriva l’effetto Iran

di Redazione PMI.it

18 Marzo 2026 08:13

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L'indice dei prezzi segna un impennata record, e la guerra in Iran rischia di far balzare l'inflazione in tutta Europa. I dati Istat e le stime sui rincari.

L’inflazione a febbraio 2026 si attesta al +1,5% su base annua, in netta accelerazione rispetto al +1,0% di gennaio ma rivista al ribasso rispetto alla stima preliminare di +1,6%. È il dato definitivo pubblicato dall’Istat il 17 marzo. La variazione mensile si ferma a +0,7%. Ma i numeri di febbraio fotografano una situazione precedente all’escalation in Medio Oriente: gli effetti della guerra in Iran non sono ancora entrati nelle rilevazioni, e i loro riflessi su famiglie e imprese si vedranno nei dati di marzo, che l’Istat diffonderà ad aprile.

Inflazione rivista al ribasso

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) segna a febbraio una variazione del +0,7% su base mensile e del +1,5% su base annua, dal +1,0% di gennaio. La stima preliminare di inizio mese indicava +1,6% annuo: la revisione al ribasso riguarda in particolare il carrello della spesa, sceso da +2,2% a +2,0%. L’indice armonizzato europeo (IPCA) conferma +1,5% su base annua. L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +1,1% sia per l’indice generale sia per la componente di fondo. L’indice FOI segna +1,1% annuo: chi ha contratti di locazione con clausola di adeguamento vedrà scattare la rivalutazione del canone di affitto sulla base di questo dato.

Trasporti e servizi trainano l’inflazione di fondo

L’accelerazione è trainata da alcune voci di servizio. I servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona segnano +4,9% su base annua; i servizi relativi ai trasporti passano da +0,7% a +2,9%; gli alimentari non lavorati salgono da +2,5% a +3,7%. Il risultato è che l’inflazione di fondo — al netto degli energetici e degli alimentari freschi — risale da +1,7% a +2,4%. Quella al netto dei soli beni energetici sale da +1,9% a +2,5%. I prezzi dei servizi crescono del +3,6% annuo contro il -0,2% dei beni: il differenziale tra i due comparti raggiunge 3,8 punti percentuali.

Il carrello della spesa accelera ma l’energia frena

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona crescono del +2,0% su base annua (da +1,9%), mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto restano stabili a +1,9%. L’unico effetto di contenimento rilevante viene dagli energetici, in calo complessivo del -6,6%: quelli regolamentati cedono -11,6% e quelli non regolamentati -6,2%. Senza questo freno, l’inflazione generale sarebbe sensibilmente più alta. Il contributo positivo dell’energia è però destinato a ridursi: nei diciotto giorni successivi all’inizio del conflitto in Iran i prezzi all’ingrosso di elettricità e gas sono già saliti rispettivamente del 24% e del 33%, con effetti già visibili sul prezzo della benzina e del gasolio alla pompa.

Il caro-prezzi di febbraio è temporaneo

Una parte rilevante dell’accelerazione inflazionistica di febbraio è riconducibile ai Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026. Gli alberghi e le strutture ricettive segnano +15,8% annuo, i biglietti aerei per voli nazionali +37,8%, gli eventi sportivi +7,2%. Il Codacons ha denunciato come le Olimpiadi abbiano rappresentato “l’occasione per speculare sui prezzi in tutto il comparto turistico”. Secondo Confcommercio, però, non ci sono preoccupazioni immediate: si tratta di aumenti “fuori stagione” legati alle accise sui tabacchi e all’effetto Olimpiadi, destinati a rientrare. L’associazione cita il precedente dell’aprile 2024, quando un blocco dello Stretto di Hormuz provocò un aumento temporaneo del petrolio poi rientrato rapidamente.

Il conto per le famiglie: da 496 a 685 euro annui

Anche con i dati rivisti al ribasso, l’inflazione al +1,5% si traduce in un aggravio notevole per i consumi quotidiani. Il Codacons stima un aumento medio di spesa di 496 euro annui per una famiglia tipo, che sale a 685 euro per un nucleo con due figli. La rivalutazione dei canoni di locazione segue l’indice FOI (+1,1%): per un trilocale l’aumento medio sarà di circa 4 euro al mese, con punte di 10 euro a Milano. Il Decreto Bollette 2026, entrato in vigore a febbraio con uno stanziamento di oltre 3 miliardi, aveva introdotto un bonus fino a 115 euro per le famiglie con ISEE fino a 25.000 euro e sconti sugli oneri per le imprese: misure pensate per un mercato energetico in discesa, che rischiano ora di essere in parte vanificate dalla crisi in corso.

Per le PMI del commercio il rischio è la bolletta

Confesercenti ha elaborato due scenari sull’impatto energetico. Nel primo — prezzi attuali mantenuti per tutto il 2026 — l’inflazione annuale salirebbe al 2,4%, con una perdita di circa 4 miliardi di potere d’acquisto. Nel secondo scenario, più severo, l’inflazione raggiungerebbe il 3%, con una contrazione dei consumi di sei decimi e una perdita complessiva di 12 miliardi.

Per le PMI del commercio, del turismo e dei servizi, il solo effetto sulle bollette potrebbe tradursi in un aggravio di quasi 900 milioni di euro rispetto al 2025, portando la spesa energetica complessiva del comparto a 3,8 miliardi. “Ogni ulteriore scossone adesso può avere effetti pesanti su famiglie e imprese”, ha dichiarato il presidente di Confesercenti Nico Gronchi, chiedendo al Governo misure immediate a difesa del potere d’acquisto.

La BCE si riunisce: focus su tassi e Iran

Il Consiglio direttivo della BCE si riunisce il 19 marzo per decidere sui tassi di interesse. Il consenso degli analisti è unanime: i tassi rimarranno invariati al 2% per la sesta volta consecutiva. Non perché la Banca Centrale sia indifferente alla situazione, ma perché — come ha dichiarato Christine Lagarde il 10 marzo — “c’è un grado di incertezza e volatilità assolutamente sorprendente”. In uno scenario in cui i dati cambiano di ora in ora, prendere una decisione affrettata sarebbe controproducente.

Il vero peso della riunione, secondo gli analisti di ING e MFS, starà nella comunicazione: Lagarde dovrà riconoscere i nuovi rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita legati alla crisi energetica, senza però chiudere la porta a interventi futuri se le pressioni sui prezzi dovessero consolidarsi. Bank of America ha già eliminato ogni aspettativa di tagli nel 2026; Morgan Stanley avverte che la rinnovata pressione energetica potrebbe ritardare qualsiasi allentamento monetario. Per chi ha un mutuo a tasso variabile, l’Euribor che conta per la rata mensile è la media del mese, non il valore giornaliero: oscillazioni di breve periodo possono attenuarsi nell’arco delle settimane.