La guerra in Iran, estesa ormai all’intero Medio Oriente, mette in tensione i mercati e fa salire il prezzo del petrolio e del gas. Immediate le ripercussioni sul costo dei carburanti e sul prezzo alla pompa di benzina e diesel. Le compagnie stanno applicando incrementi che per il gasolio arrivano a 6 centesimi al litro mentre per la benzina si assestano mediamente fra 3 e 5 centesimi.
I prezzi medi dei carburanti su strade e autostrade
In base ai dati sui prezzi medi pubblicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulle autostrade la benzina self service fra il 2 e il 3 marzo è rincarata di quasi un centesimo, passando da 1,778 a 1,787 euro al litro. Il gasolio, sempre self service, oggi costa mediamente 1,845 euro, ieri era a 1,830. Il Gpl è salito da 0,730 a 0,829 euro mentre il metano è relativamente stabile a 1,462 euro.
Sulla rete stradale, la benzina self service il 27 febbraio costava mediamente 1,672 euro mentre il 3 marzo è pari a 1,762 euro. Il gasolio si è portato da 1,723 a 1,761 euro al litro.
Staffetta Quotidiana segnala i seguenti aumenti da parte delle compagnie: Eni ha annunciato un incremento di 4 centesimi al litro, Q8 di 5 centesimi, Tamoil di 3 centesimi, IP di 3 centesimi sulla benzina e 6 sul gasolio.
Lo scotto da pagare per imprese e autotrasporto
Per le imprese che gestiscono flotte o dipendono dal trasporto merci, i rincari di questi giorni si sommano a un inizio 2026 già difficile. Il carburante rappresenta il 25-35% dei costi nell’autotrasporto: con il gasolio che dal 27 febbraio a oggi ha guadagnato quasi 4 centesimi al litro sulla rete ordinaria, il costo chilometrico di un mezzo pesante aumenta in modo diretto e immediato.
Le imprese di autotrasporto che non hanno clausole di adeguamento carburante nei contratti rischiano di assorbire l’intero rincaro sui propri margini. Secondo TrasportoEuropa, per le tratte a lunga percorrenza l’effetto è già visibile sul costo chilometrico. Per una flotta aziendale di medie dimensioni, stime di settore indicano un aggravio tra 200.000 e 300.000 euro annui rispetto allo scenario pre-crisi, se i prezzi dovessero stabilizzarsi ai livelli attuali.
Il petrolio e le quotazioni sui mercati
Il trend è in deciso rialzo. Il Brent lunedì 2 marzo ha chiuso in rialzo del 6,7%, toccando un picco intraday di 82,37 dollari — il valore più elevato da gennaio 2025. Al 3 marzo, i futures sul Brent si attestano oltre gli 80 dollari al barile. L’impennata più marcata riguarda il gasolio, schizzato del 16% sui mercati internazionali e ai massimi dal febbraio 2024. Anche la benzina è ai massimi dal giugno 2025.
Le associazioni dei consumatori esprimono forti preoccupazioni. Il Codacons avverte che le conseguenze potrebbero estendersi a breve anche a bollette e prezzi dei prodotti trasportati. Confindustria prevede «un’elevata volatilità dei prezzi dell’energia fino a quando le tensioni non saranno rientrate».
Lo Stretto di Hormuz
Dal canale nelle acque territoriali iraniane dello Stretto di Hormuz transitano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, un quinto della produzione mondiale. Le compagnie di navigazione stanno già deviando le rotte: alcune evitano anche il Canale di Suez, preferendo la circumnavigazione dell’Africa, con rincari di trasporto destinati a ricadere sui prezzi finali. I flussi di petroliere attraverso lo Stretto si sono quasi azzerati nelle ultime 48 ore.
Oggi il Brent è sotto gli 80 dollari ma il mercato sconta già un notevole premio di rischio geopolitico.
Gli analisti stimano scenari molto diversi a seconda dell’evoluzione del conflitto. Nello scenario base — de-escalation entro poche settimane — Citi stima il Brent tra 80 e 90 dollari al barile. Se il blocco dovesse prolungarsi, Wood Mackenzie e JP Morgan non escludono il superamento dei 100 dollari. Federpetroli e Bernstein citano uno scenario estremo fino a 120-150 dollari, legato a un’interruzione duratura e generalizzata dei flussi.