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Decreto Covid: vaccino, scuola e ripartenza sono le priorità

di Barbara Weisz

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Obbligo vaccinale per uscire dall'emergenza, scuole aperte per tutelare i giovani, scelte basate sui numeri: il Governo spiega l'ultimo decreto Covid.

L’approccio più flessibile nella gestione della pandemia rispetto al passato è dovuto al vaccino, che consente di non chiudere le scuole e le attività economiche, ma resta ferma la prudenza che impone nuove misure Covid come l’obbligo di vaccino per gli over 50 e il Super Green Pass per i lavoratori con almeno 50 anni, scelte fondate su evidenze scientifiche, che insistono sull’arma decisiva contro il Coronavirus: la campagna vaccinale.

L’Esecutivo ha spiegato la ratio dei provvedimenti adottati con il decreto del 5 gennaio (ed il Premier si è anche scusato per aver sottovalutato la necessità di un incontro con la stampa a ridosso dell’approvazione del decreto).

Conferenza stampa sul Decreto Covid

Il Governo ribadisce la ratio alla base degli ultimi provvedimenti anti Covid adottati sottolineando a più riprese un altro punto chiave: «la scuola è fondamentale per la nostra democrazia», come ha sottolineato il premier, Mario Draghi in conferenza stampa insieme al ministro della Sanità, Roberto Speranza, a quello dell’Istruzione Patrizio Bianchi e al presidente del comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli.

L’approccio di Governo

Il punto di partenza è il seguente: il contagio sta salendo, anche in termini di pressione sugli ospedali e si passaggi di colore delle Regioni. Come ha spiegato il Premier, le nuove restrizioni servono per «affrontare con realismo, prudenza e fiducia, e soprattutto con unità» l’attuale fase. L’arma fondamentale continua a essere il vaccino, e su questo fronte si inseriscono le nuove norme:

  • le scuole restano aperte perché, numeri alla mano, sono ancora sicure (si va in DAD solo a fronte di focolai) e rappresentano un presidio democratico;
  • l’estensione dell’ obbligo vaccinale è necessaria perché i dati confermano l’importanza dello scudo vaccinale contro l’aggravarsi della malattia.

Obbligo vaccinale

Speranza ha fornito numero precisi. Le persone senza alcuna copertura vaccinale sono il 10% degli over 12 ed occupano più dei due terzi delle terapie intensive, nonché più della metà dei ricoveri. Su questo fronte il messaggio è chiarissimo: «gran parte dei problemi che abbiamo oggi dipende dal fatto che ci sono dei non vaccinati. I quali hanno probabilità molto maggiori di sviluppare la malattia in forme gravi». Quindi, c’è il preciso «invito a vaccinarsi, e anche a fare la terza dose».

Il Governo non ha mai fatto mistero dell’importanza del vaccino, ma in questo caso l’invito è particolarmente pressante. L’obbligo è previsto solo per gli over 50 in considerazione delle fasce di rischio della popolazione. Chi ha più di 50 anni corre maggiori rischi, anche con Omicron.

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Super Green Pass

Questa stessa ratio è alla base delle nuove norme sul lavoro, in particolare l’obbligo di vaccino per alcune categorie professionali e, dal 15 febbraio, per tutti i lavoratori con oltre 50 anni. L’obiettivo è di fronteggiare la nuova impennata dei contagi utilizzando il vaccino come punto di forza che consenta di non chiudere nuove attività e di limitare ulteriormente la vita sociale e quotidiana.

Cambi di colore

Uno dei parametri fondamentali per i cambi di colore delle Regioni, quindi per le restrizioni, è la pressione sugli ospedali. E al momento, su questo i dati dicono che implementare la vaccinazione è determinante. Il ministro Speranza ha mostrato un grafico, che evidenzia l’incidenza sulla non vaccinazione sulla pressione su terapie intensive e ospedali. Fra i non vaccinati, ci sono  23,2 persone ogni 100mila abitanti che rischiano di andare in terapia intensiva, contro lo 0,9% di una persona che ha anche la terza dose di vaccino e l’1% di chi ha completato il ciclo primario.

Scuola

Lungo capitolo dedicato alla Scuola. Per il Governo, la didattica in presenza è una priorità. Anche in considerazione degli effetti che quella a distanza (DAD) ha sugli studenti. «Questo sistema – spiega Draghi – è necessario in caso di emergenza drammatica, ma provoca disuguaglianze destinare a restare». Ragazzi e ragazze «hanno risentito più di tanti altri delle chiusure, da un punto di vista psicologico e di formazione». E ci sono una serie di conseguenze di lungo periodo della mancata frequentazione in presenza: «la perdita di reddito nel corso della vita lavorativa a fronte di un grado di istruzione inferiore».

Se gli studenti «la sera possono andare in pizzeria o possono fare sport», è corretto che prima di tutto vadano anche a scuola, «non ha senso chiudere prima la scuola che tutto il resto».