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Recovery Plan: la UE spinge sul Reddito di Cittadinanza

di Redazione PMI.it

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Ampliare il Reddito di Cittadinanza per raggiungere tutte le fasce più vulnerabili: è una delle richieste dell'UE che Draghi dovrà rispettare nel Recovery Plan.

I Recovery Plan che i Paesi Membri dell’Unione Europea devono presentare entro fine aprile per ottenere i fondi europei previsti dal Recovery Fund, devono  rispettare determinati vincoli stabiliti da Bruxelles. A ogni Governo, inoltre, la Commissione UE ha inviato delle raccomandazioni specifiche. Tra quelle destinate all’Italia lo scorso maggio, l’Unione ha inserito la raccomandazione di ampliare il Reddito di Cittadinanza (RdC) per raggiungere tutti i gruppi più vulnerabili.

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il Governo Draghi dovrà quindi impegnarsi per rispettare anche questa richiesta di Bruxelles, per non rischiare la bocciatura, visto che il regolamento di istituzione del Recovery Fund prevede che il rispetto delle raccomandazioni della Commissione rappresenti uno dei principali parametri di cui tenere conto nel valutare l’ammissibilità dei Recovery Plan nazionali. Ma vediamo tutto bene nel dettaglio.

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Regole per valutare i Piani nazionali

Il regolamento UE di istituzione del Recovery Fund, ovvero del “Dispositivo per la ripresa e la resilienza”, il più importante strumento previsto del Next Generation EU, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, fissandone gli obbiettivi e le regole per la valutazione dei Piani nazionali. I Paesi che non si impegneranno ad affrontare in modo efficace tutte le sfide, o almeno un numero significativo di esse, individuate da Bruxelles rischiano la bocciatura del documento e, conseguentemente, di non ricevere alcuna sovvenzione/prestito dall’Unione.

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Le richieste dell’UE all’Italia

Per quanto riguarda le raccomandazioni UE inviate all’Italia, ecco le richieste:

  • attuazione di tutte le misure necessarie per affrontare efficacemente la pandemia di Covid-19 e sostenere l’economia e la successiva ripresa;
  • rafforzamento della resilienza e la capacità per quanto riguarda gli operatori sanitari, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture, non solo migliorando il coordinamento tra autorità nazionali e regionali, i processi di governance e i piani di preparazione alle crisi, ma anche colmando la carenza di investimenti pubblici nell’assistenza sanitaria;
  • fornire redditi sostitutivi e accesso al sistema di protezione sociale adeguati, in particolare per i lavoratori atipici;
  • attenuare l’impatto della crisi sull’occupazione.

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Nel documento inviato al Governo italiano, l’UE entra nel merito del Reddito di Cittadinanza, affermando che già prima della pandemia, nonostante qualche miglioramento, il rischio di povertà o esclusione sociale, la povertà lavorativa e le disparità di reddito rimanevano elevati nel nostro Paese e caratterizzati da notevoli differenze regionali.

Per l’UE, questo ammortizzatore sociale del quale ha beneficiato più di un milione di famiglie nel corso dell’ultimo anno, potrebbe essere in grado di attenuare gli effetti della crisi, migliorandone la diffusione tra i gruppi vulnerabili. Si tratta ad esempio dei soggetti che erano rimasti esclusi dal RdC e per i quali il Governo italiano ha introdotto, durante la pandemia, uno strumento di sostegno temporaneo: il Reddito di Emergenza (REm).

Insomma per l’UE il Reddito di Cittadinanza è un’iniziativa molto utile in questa situazione di crisi, una misura da preservare e da ampliare e rafforzare, collegandola alla riforma degli ammortizzatori e delle politiche attive del lavoro.

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