Il Governo ha approvato una nuova rimodulazione del PNRR da circa 2,1 miliardi di euro destinata in larga parte a misure di efficientamento energetico e sostenibilità. La voce più rilevante per le imprese è la copertura delle vecchie domande di accesso a Industria 5.0, accanto ai nuovi fondi per l’autoproduzione di rinnovabili delle PMI e per le comunità energetiche. I dettagli sono stati illustrati dal ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, in audizione davanti alle commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione europea del Senato.
Ripartizione fondi PNRR alle imprese
La nuova revisione sposta i fondi soprattutto verso energia e sostenibilità. Le risorse sono ripartite così:
- 1 miliardo per l’housing sotto forma di strumento finanziario che combina sovvenzioni e prestiti per l’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale, sul modello del fondo da 1,381 miliardi ormai esaurito e, secondo le ricostruzioni, orientato all’housing sociale del Piano Casa;
- 700 milioni per Industria 5.0, così da coprire le domande di credito d’imposta Transizione 5.0, ormai chiuso a nuove prenotazioni in virtù della sostituzione per i nuovi investimenti del 2026 con lo strumento dell’iperammortamento;
- 200 milioni per l’edilizia residenziale pubblica, a integrazione del fondo per l’efficientamento energetico delle case popolari, dove le domande avevano superato le risorse disponibili;
- 173 milioni per le comunità energetiche, attraverso uno strumento finanziario dedicato alle CER per l’autoproduzione e la condivisione di energia rinnovabile;
- 94 milioni per i treni elettrici, destinati all’acquisto di nuovi convogli e all’elettrificazione delle linee ferroviarie;
- 32 milioni per le PMI che autoproducono energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo.
Riprogrammazione risorse: le misure stralciate
Le somme nascono da una riprogrammazione che ha coinvolto più ministeri. Le voci più consistenti sono 1,2 miliardi originariamente destinati al progetto Rosco sui servizi ferroviari ora rimosso dal PNRR e 500 milioni del credito d’imposta per la ZES, esclusi a causa delle difficoltà di rendicontazione.
Altri 232 milioni sono stati riprogrammati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, a valere su misure come colonnine di ricarica, agrivoltaico e approvvigionamento di materie prime critiche. Cifre più contenute arrivano dai ministeri dei Trasporti e dell’Agricoltura.
Fondi per la transizione energetica e le PMI
I 700 milioni destinati alla misura Industria 5.0 coprono le domande già presentate sul credito d’imposta Transizione 5.0, che il MIMIT ha chiuso alle nuove prenotazioni lo scorso novembre. Per i nuovi investimenti, la Legge di Bilancio ha sostituito i piani Transizione 4.0 e 5.0 con l’iperammortamento, valido per gli investimenti effettuati fino al 30 settembre 2028.
Sul fronte dell’energia diffusa, invece, i 173 milioni per le comunità energetiche e i 32 milioni per l’autoproduzione delle PMI puntano a ridurre i costi dell’energia per imprese e territori, con impianti rinnovabili e autoconsumo. Per le piccole e medie imprese sono risorse che si sommano agli incentivi già attivi per il fotovoltaico e l’accumulo.
Ultima revisione per il Recovery Plan
Foti ha definito questa la rimodulazione «ultima e definitiva» e l’ha inquadrata nel percorso di revisioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dopo quella di novembre da circa 13 miliardi. La modifica segue la comunicazione della Commissione Europea del 4 maggio 2026 sugli obiettivi di fine 2026 e si accompagna a 90 revisioni tecniche di semplificazione per le pubbliche amministrazioni.
Secondo i dati riferiti dal ministro, ad oggi l’Italia ha incassato circa 166 miliardi di risorse del PNRR, pari all’85% della dotazione complessiva del Piano. Il 3 giugno l’Italia ha incassato la nona rata da 12,8 miliardi di euro, grazie al raggiungimento dei 50 obiettivi collegati (34 target e 16 milestones).
Prima della pausa estiva, il Governo intende trasmettere al Parlamento la relazione sul primo semestre 2026.